Si è chiuso con una condanna a 4 anni e 8 mesi di reclusione il processo a carico di tre cittadini di origine albanese, ritenuti responsabili di un consistente traffico di stupefacenti nella zona di Rimini. La sentenza, emessa oggi martedì 27 gennaio 2026 a seguito del rito abbreviato, prevede inoltre il pagamento di una sanzione pecuniaria di 10 mila euro per ciascuno degli imputati. I tre, difesi dal legale Giuliano Renzi, hanno ricevuto una pena più mite rispetto alle richieste del pubblico ministero, il quale aveva sollecitato una condanna a sette anni di carcere e una multa di 15 mila euro.
La vicenda giudiziaria affonda le radici in un’operazione della Guardia di Finanza scattata il 21 ottobre 2024. Le indagini avevano preso il via in modo quasi fortuito, quando i militari intercettarono su strada una Smart bianca risultata intestata a un soggetto con precedenti penali. Questo dettaglio spinse le fiamme gialle, sotto il coordinamento del sostituto procuratore Luca Bertuzzi, a estendere gli accertamenti fino a un’abitazione situata in via del Cigno, a Rimini.
Proprio durante l’irruzione nell’appartamento si era verificato un episodio paradossale: uno dei presenti, colto dal panico nel vedere i finanzieri, aveva tentato di sbarazzarsi della prova principale lanciando dal balcone un carico di cocaina purissima. Il gesto, tuttavia, era avvenuto sotto lo sguardo attento dei militari appostati, che avevano immediatamente recuperato la sostanza. Il sequestro aveva portato alla luce 27 panetti per un peso complessivo di quasi quattro chili.
All’interno dell’immobile, al momento del blitz, si trovavano i tre condannati: due giovani di 25 anni, residenti rispettivamente a Rimini e Cesena, e un uomo di 31 anni senza fissa dimora. L’ingente quantitativo di droga e le modalità del ritrovamento non hanno lasciato dubbi sulla colpevolezza dei soggetti coinvolti, portando oggi alla decisione del giudice che, pur riconoscendo la gravità dei fatti legati al possesso e allo spaccio, ha optato per una quantificazione della pena inferiore rispetto alle istanze iniziali dell’accusa.











