Il sistema giudiziario sammarinese si prepara a gestire il rientro in Repubblica di Steven Raul James, il ventisettenne condannato a quattro anni e quattro mesi di reclusione per il reato di violenza aggravata su minori. Nella giornata di ieri, giovedì 15 gennaio, la Segreteria alla Giustizia ha confermato ufficialmente il via libera al trasferimento del giovane dall’Italia, stabilendo che la detenzione proseguirà presso il carcere dei Cappuccini. Secondo quanto precisato dalle autorità, il fine pena è fissato per il 22 dicembre 2029 e il periodo di reclusione dovrà essere scontato interamente, senza che vi sia alcuna possibilità di accedere a riduzioni della condanna o conversioni della misura detentiva.
L’operazione si fonda giuridicamente sulla Convenzione di Strasburgo del 1983, un pilastro del diritto internazionale che regola il trasferimento delle persone condannate tra Stati diversi. Proprio su questo aspetto si è soffermato il difensore del giovane, l’avvocato Stefano Pagliai, esprimendo soddisfazione per il fatto che, in un contesto globale in cui la tenuta dei trattati internazionali è spesso precaria, gli accordi bilaterali e i diritti fondamentali vengano ancora pienamente onorati. Secondo il legale, la decisione di permettere a James di scontare la sanzione nel proprio Paese d’origine rappresenta un atto di maturità istituzionale da parte di San Marino e dell’Italia, capace di resistere alle pressioni derivanti dalla ricerca del consenso o dal forte impatto emotivo sull’opinione pubblica.
Tuttavia, la decisione del Congresso di Stato ha sollevato un’ondata di polemiche all’interno della comunità del Titano. Il gruppo dei Genitori Sammarinesi ha manifestato un duro dissenso, definendo la scelta un segnale estremamente negativo per la società civile. Nonostante la consapevolezza del turbamento che una vicenda di tale gravità ha arrecato a una realtà locale così coesa, l’avvocato Pagliai ha ribadito che la funzione della difesa resta quella di garantire il rispetto delle norme internazionali a cui San Marino aderisce da decenni, sottolineando come il diritto del suo assistito a rientrare fosse già previsto dalle convenzioni vigenti.
Il caso è destinato a rimanere al centro del dibattito politico e sociale anche nei prossimi giorni. La questione del trasferimento e le sue implicazioni, infatti, saranno oggetto di un approfondito confronto istituzionale durante la sessione del Consiglio Grande e Generale prevista per la fine di gennaio. Sebbene le tempistiche tecniche per l’arrivo effettivo di James nella struttura carceraria sammarinese rimangano ancora da definire nel dettaglio, la certezza del percorso giudiziario tracciato chiude un capitolo complesso della cooperazione penale tra i due Stati.











