A quasi cinque anni dalla sua scomparsa, non si ferma la ricerca della verità per Sara Pedri. La Prefettura di Trento ha autorizzato oggi, martedì 17 febbraio 2026, la ripresa delle operazioni per il rintracciamento della ginecologa forlivese, svanita nel nulla il 4 marzo 2021 in Trentino, dove si era trasferita per prestare servizio all’ospedale Santa Chiara.
Come reso noto dalle autorità trentine in una nota ufficiale, le nuove ricerche torneranno a concentrarsi nello specchio d’acqua del lago di Santa Giustina. Si tratta di un’area già setacciata in passato attraverso molteplici sopralluoghi che, tuttavia, non avevano portato al ritrovamento della giovane dottoressa romagnola. La decisione di riaprire il caso sul campo arriva a seguito di una nuova istanza presentata da Emanuela Pedri, sorella della ginecologa, che sin dal primo giorno guida la battaglia della famiglia di Forlì affinché il caso non venga archiviato.
Al momento, la Prefettura non ha ancora comunicato la data esatta in cui i reparti specializzati torneranno in attività, ma il via libera istituzionale segna un punto di svolta atteso da mesi. L’ultima grande mobilitazione nell’area risaliva alla primavera del 2023, quando furono impiegate unità cinofile e sommozzatori dei Carabinieri, senza però dare esito positivo.
La vicenda di Sara Pedri ha profondamente scosso l’opinione pubblica romagnola e nazionale, accendendo i riflettori sulle condizioni di lavoro all’interno del reparto di ginecologia dell’ospedale di Trento. La sua auto, una Volkswagen T-Roc, era stata rinvenuta abbandonata in località Mostizzolo, nel comune di Cis, proprio a ridosso del ponte che sovrasta il torrente Noce. All’interno del veicolo era stato trovato il cellulare della donna, ma di lei nessuna traccia.
Nonostante il tempo trascorso, la comunità di Forlì e la famiglia Pedri continuano a chiedere che ogni centimetro del lago venga ispezionato con le nuove tecnologie disponibili. La ripresa delle operazioni rappresenta un segnale di vicinanza delle istituzioni a una famiglia che, in questi cinque anni, non ha mai smesso di cercare risposte sulla sorte della propria cara.











