Si è chiuso oggi, venerdì 13 marzo 2026, un capitolo giudiziario legato a uno dei raggiri più odiosi degli ultimi anni: la truffa del “finto figlio”. Al centro della vicenda un anziano cittadino sammarinese, oggi purtroppo deceduto, che era riuscito a sventare per un soffio la perdita dei propri risparmi. L’imputato, Luigi Troise, è stato ritenuto responsabile del tentativo di frode e condannato dal Tribunale a una pena di quattro mesi e dieci giorni di prigionia. La sentenza emessa dal giudice Antonella Volpinari prevede inoltre la sospensione condizionale della pena, la non menzione e una multa di 200 euro.
La dinamica del raggiro, ricostruita durante il dibattimento, ricalca un copione purtroppo noto alle forze dell’ordine. Secondo quanto esposto dal Procuratore del Fisco, Manuela Albani, la vittima aveva ricevuto un SMS proveniente da un numero a lui sconosciuto. Nel messaggio, il mittente fingeva di essere il figlio dell’anziano e, simulando una situazione di necessità, richiedeva con urgenza l’invio di una somma di denaro. Indotto in errore dal legame affettivo, l’uomo aveva inizialmente acconsentito alla richiesta, disponendo un bonifico bancario dell’importo di 1.900 euro.
Tuttavia, il colpo non è andato a segno grazie alla prontezza della vittima. Poco dopo aver effettuato l’operazione, l’anziano si è accorto dell’inganno ed è riuscito a intervenire tempestivamente per bloccare il pagamento prima che la somma venisse incassata. Elemento cardine per l’accusa è stato proprio l’Iban fornito per il versamento del denaro, che è risultato essere intestato direttamente a Luigi Troise, collegandolo così in modo inequivocabile al tentativo di truffa.
Nonostante la strategia difensiva portata avanti dall’avvocato d’ufficio, Amos Capicchioni, il quale aveva puntato sull’insufficienza di prove a carico del suo assistito, il tribunale ha ritenuto che gli elementi raccolti fossero solidi e sufficienti per confermare la colpevolezza dell’imputato.











