Il panorama politico italiano perde uno dei suoi protagonisti più influenti degli ultimi decenni. Intorno alle 20.30 di oggi, all’interno del reparto di terapia intensiva dell’ospedale di Varese, è avvenuto il decesso di Umberto Bossi. Il fondatore della Lega Nord aveva ottantaquattro anni.
Da diverso tempo il quadro clinico dello storico leader risultava estremamente fragile. A pesare sul suo stato di salute, che ha subito un tracollo fatale nelle ultime ore, erano sia patologie di natura cardiaca sia le gravi e persistenti conseguenze lasciate dall’ictus che lo aveva colpito nel 2004. Originario di Cassano Magnago, dov’era nato nel 1941, l’esponente politico lascia la moglie Manuela Marrone e quattro figli.
La sua parabola pubblica ha segnato profondamente la transizione verso la Seconda Repubblica. Dopo aver creato la Lega Lombarda negli anni Ottanta, nel 1989 diede vita al progetto della Lega Nord, guidando la coalizione per oltre un ventennio. Universalmente noto con l’appellativo di “Senatùr”, riuscì a catalizzare l’ondata di insoddisfazione popolare esplosa con l’inchiesta di Tangentopoli. La sua visione si fondava su un marcato autonomismo, inizialmente caratterizzato da posizioni ostili verso il Meridione, per poi concentrarsi sulle battaglie a favore del federalismo e dell’indipendenza delle regioni settentrionali.
Durante la sua lunga carriera istituzionale ha ricoperto in più occasioni il ruolo di parlamentare e quello di ministro per le Riforme durante gli esecutivi guidati da Silvio Berlusconi. Il suo profilo resta inoltre indissolubilmente legato alla nota normativa sull’immigrazione varata insieme a Gianfranco Fini. Oltre all’attività governativa, ha forgiato un immaginario collettivo potentissimo per i propri militanti, istituzionalizzando i tradizionali incontri sul prato di Pontida e richiamando costantemente i simboli storici del Carroccio medievale.
La sua permanenza al timone del partito si era ufficialmente conclusa nel 2012, pur conservando un ruolo carismatico di riferimento anche durante la successiva fase di transizione che ha visto Matteo Salvini trasformare il movimento in una realtà di respiro nazionale. In segno di profondo lutto, i vertici dell’attuale schieramento hanno espresso il proprio cordoglio e comunicato l’immediato annullamento di tutti gli impegni pubblici in agenda.











