Cronaca. Villa Pamphili, la poliziotta: “Ragazzo segnalò Kaufmann che urlava contro la bimba prima che la uccidesse”

Un ragazzo chiamò il 112 poco prima che Kaufmann uccidesse la figlia e ne nascondesse il corpo a Villa Pamphili, vicino a quello della madre: il modo in cui l’uomo con il cappellino teneva in braccio la bimba vestita di rosa lo aveva allarmato. E aveva deciso di allertare le autorità affinché potessero controllare la situazione. Ma quei controlli non sono mai avvenuti. E qualche ora più tardi, il giorno dopo, sono stati ritrovati i corpi nudi e senza vita di madre e figlia nel grande parco della capitale.

La chiamata a poche ore dal tragico ritrovamento di madre e figlia a Villa Pamphili
A raccontare della segnalazione arrivata al 112 è stata un’investigatrice della Polizia di Stato chiamata a testimoniare al processo che vede imputato Francis Kaufman, accusato del duplice omicidio della figlia Andromeda e della compagna Anastasia Trofimova, trovate morte lo scorso 7 giugno. I pm di piazzale Clodio, in particolare, gli contestano i reati di duplice omicidio aggravato dai motivi futili e abietti, dalla minorata difesa, dalla relazione affettiva con la compagna e dalla discendenza in relazione alla figlia a cui si aggiunge quello di occultamento di cadavere.

Secondo quanto riportato in aula nel corso dell’udienza dalla poliziotta, la chiamata sarebbe arrivata verso le una e trenta della notte. L’avvistamento del padre con la figlia in braccio era avvenuto poco prima, in via Leone XIII, la strada che taglia in due Villa Pamphili, dove si trova l’ingresso vicino al quale sono stati ritrovati i due corpi. Secondo quanto riportato in chiamata, il ragazzo avrebbe poiché allarmato dal comportamento del l’uomo che sembrava urlare contro la bambina di 11 mesi appena.

La sua segnalazione, però, non era la prima arrivata alla polizia sull’uomo. Ce ne erano altre che lo riguardavano: una in Campo de’ Fiori con la bimba e anche la compagna. Negli ultimi giorni, invece, come quella in via Giulia e in un hotel di via Federico Cesi, fatta dai dipendenti, nelle segnalazioni si parlava soltanto di lui e della bimba.

Gli avvocati della famiglia delle vittime: “Nessuno le ha salvate”
Non ha tardato ad arrivare il duro commento degli avvocati di parte civile della famiglia delle vittime, Arturo Salerni e Mario Angelelli: “È evidente che nessuno le abbia salvate. I familiari ci chiedono di capire se, invece, si potessero salvare in qualche modo – spiegano – Sapevamo che c’era stata questa telefonata. Sulla perizia psichiatrica ci rimettiamo alla scienza, quindi vedremo che cosa diranno”, aggiungono facendo riferimento alla volontà dei giudici di accogliere la richiesta di perizia psichiatrica sull’imputato, nel frattempo trasferito dal carcere di Rebibbia a quello di Regina Coeli, per accertarne la capacità di affrontare il processo. L’incarico sarà conferito entro i prossimi 30 giorni.

La poliziotta sul ritrovamento dei corpi: “Voleva rendere difficile l’identificazione”
Dopo aver raccontato della segnalazione, la poliziotta ha ripercorso la tragica giornata in cui è avvenuto il ritrovamento dei due cadaveri.

“Ai due corpi erano stati tolti i vestiti per cercare di rendere più difficile l’identificazione – ha spiegato la poliziotta definendo quella collocazione una messa in scena – La nostra prima ipotesi è stata che i due cadaveri potessero essere collegati fra di loro, che potessero essere madre e figlia e che non si trattasse di un caso. Ma ci mancava comunque l’identità”.

L’arresto di Kaufman, l’investigatrice: “Quando ha capito che eravamo italiani, ci ha appellati come mafiosi”
Dopo le segnalazioni e il ritrovamento dei corpi, l’uomo è stato rintracciato nell’isola greca di Skiathos. “Camminava con berretto e birre in mano, non ha fatto domande sul fermo. Ha ribadito che era cittadino americano e quando ha capito che insieme agli investigatori greci c’eravamo noi italiani ci ha subito appellati come mafiosi”, ha aggiunto ancora la poliziotta.

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