È iniziato oggi, giovedì 8 gennaio 2026, il dibattimento presso il Collegio del Tribunale di Rimini a carico di un imprenditore di 42 anni, accusato di una brutale aggressione avvenuta quasi esattamente un anno fa. L’uomo, titolare di un noto locale notturno nella “Perla Verde”, deve rispondere di violenza sessuale aggravata ai danni di una ragazza di 24 anni, dipendente di un ristorante della zona. La vicenda, che ha scosso la comunità locale, ricostruisce una notte di terrore culminata in un abuso consumato sotto la minaccia di un’arma bianca.
I fatti risalgono alla notte del 9 gennaio dell’anno scorso. Secondo la ricostruzione accusatoria, la vittima aveva notato l’imprenditore tra i clienti del ristorante dove prestava servizio; durante il turno, aveva ricevuto telefonate da un numero anonimo in cui l’uomo la invitava insistentemente a uscire. Ignorando le avances, la giovane aveva terminato il lavoro cercando poi di raggiungere la propria auto nel parcheggio. Accortasi della presenza del 42enne, aveva tentato di allontanarsi rapidamente a bordo della sua vettura, accorgendosi però dopo pochi chilometri di essere seguita. Scesa dal mezzo per chiedere spiegazioni, la ragazza si sarebbe trovata di fronte alla furia dell’uomo che, armato di coltello, l’avrebbe minacciata di morte qualora non avesse assecondato le sue richieste.
Il racconto della vittima descrive momenti di estrema violenza: l’aggressore le avrebbe strappato gli indumenti intimi e, puntandole la lama al basso ventre, avrebbe abusato di lei. Durante l’atto, l’imprenditore avrebbe ostentato un senso di impunità, definendosi un soggetto intoccabile, capace di sfuggire alla legge e abituato a intimidire le donne che lavoravano per lui qualora non lo avessero soddisfatto. Paralizzata dal terrore e convinta della pericolosità del suo aguzzino, la giovane era rimasta in lacrime sulla strada mentre l’uomo si dileguava. Solo il timore di una possibile gravidanza e il sostegno di un’amica l’avevano spinta, settimane dopo, a riferire l’accaduto ai medici dell’ospedale “Ceccarini” e, successivamente, a formalizzare la denuncia presso la Squadra Mobile di Rimini.
Le indagini, condotte dalla Polizia di Stato e coordinate dal sostituto procuratore Davide Ercolani, hanno raccolto elementi e riscontri giudicati solidi, portando così al rinvio a giudizio del 42enne. L’imputato, difeso legalmente dall’avvocato Francesco Pepe con la sostituzione in aula dell’avvocato Leanna Arceci, dovrà ora affrontare il giudizio del tribunale per i gravissimi reati contestati. La sentenza di questo processo è attesa con grande attenzione, rappresentando l’ultimo atto di una vicenda segnata da abusi di potere e violenza di genere.












