Diffamazione, nuova archiviazione per la querela presentata dalla Polis s.a. contro l’Informazione di San Marino

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Rilevata veridicità della notizia, professionalità e correttezza del lavoro giornalistico svolto.

Nei giorni 23 e 24 dicembre 2009 sul quotidiano “L’Informazione di San Marino” a firma del giornalista David Oddone sono stati pubblicati due articoli intitolati rispettivamente “Mafia, sequestrata imbarcazione di proprietà della Polis s.a.” e “Barca della mafia ricercata fra tutti i porti dell’Adriatico”.

Ritenendo di essere stata diffamata, la società Polis s.a., attraverso il suo legale, l’allora coordinatore di Ap Alberto Selva, oggi consigliere della Repubblica, ha presentato querela.

Il giudice inquirente, al quale il fascicolo era stato a suo tempo assegnato, il 19 agosto 2010, ha emesso decreto di archiviazione con parere favorevole del procuratore del fisco.

A questo punto, non contenta, la Polis s.a. ha proposto ricorso a seguito del quale il giudice della appellazioni penali ha riaperto l’istruttoria.

Il giudice inquirente, dopo avere acquisito nuove prove e testimonianze, ha disposto per l’ennesima volta l’archiviazione della querela.

“Come noto – rileva il magistrato inquirente – i giornalisti hanno il potere-dovere di raccontare fatti reali, ai quali è interessata la generalità dei consociati.

Ciò rappresenta una essenziale estrinsecazione del diritto di libertà di manifestazione del pensiero.

Al di là di ogni ulteriore considerazione circa la verità del fatto narrato, nella fattispecie deve ritenersi operante la cosiddetta scriminante putativa, atteso che il comportamento complessivo del giornalista e del direttore non appare rimproverabile, essendo stata fornita prova della corretta acquisizione delle notizie e del corretto controllo a proposito della attendibilità della fonte, in quanto le fonti informative erano state controllate con cura professionale prima della pubblicazione degli articoli contestati”.

Il giornalista dunque ha compiuto perfettamente il proprio dovere.

Si coglie così l’occasione per censurare il comportamento di chi utilizza lo strumento della querela per condizionare il lavoro d’inchiesta dei professionisti dell’informazione, lavoro che per quanto ci riguarda proseguirà con rinnovato vigore.

Fermo restando che in Italia, la più recente giurisprudenza, ritiene che per le querele pretestuose, fatte solo per intimidire i giornalisti, possono essere soggette ad una penale per chi le presenta.

La norma in questione è quella dell’art.96, secondo comma del Codice di Procedura Penale. Essa stabilisce che, al momento di pronunciarsi su chi deve pagare le spese di giudizio, il giudice può condannare, anche d’ufficio, la parte soccombente a pagare alla controparte “una somma equitativamente determinata”.

Norma pacificamente applicabile in base ad una sentenza emessa nel 2010 dalla Corte di Cassazione. Detta sentenza ha riconosciuto che la somma equitativamente determinata va al di là del concetto di risarcimento del danno subito (che in quanto tale dovrebbe essere comprovato, e ciò di solito è molto difficile per un giornale e per un giornalista nella situazione di cui stiamo parlando) e assume invece un carattere sanzionatorio, di “risarcimento sanzionatorio” nei confronti di chi ha abusato del diritto costituzionale di rivolgersi a un giudice per chiedere la riparazione di un torto.

Il pagamento della somma equitativa ha lo scopo di evitare l’abuso del diritto processuale, si muove quindi anche a tutela della giurisdizione, vuole in qualche modo sanzionare chi ha provocato ingiustamente la sofferenza derivante dalla pendenza di un procedimento giudiziario. Pertanto si annuncia fin d’ora che in risposta a querele o citazioni destituite di qualsiasi fondamento fatte al solo scopo di bloccare il lavoro giornalistico, la nostra redazione – come nel presente caso – agirà di conseguenza e con la massima risolutezza.

Fonte: San Marino Notizie

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