“Digos all’anagrafe di Palermo”. Ma la questura smentisce

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Il Viminale invia la polizia negli uffici del Comune. E il sindaco “ribelle” va in piazza per difendere i richiedenti asilo

Detto, fatto. Già il 18 dicembre scorso il Viminale aveva chiesto ai prefetti ispezioni negli uffici anagrafe dei Comuni per verificare che il decreto sicurezza – allora appena convertito in legge – venisse applicato.

E questa mattina la Digos si è presentata al municipio di Palermo, la cui giunta guida la rivolta dei sindaci disobbedienti.

Secondo gli stessi impiegati dell’ufficio anagrafe, gli agenti avrebbero chiesto informazioni sulla prassi seguita nel trattare le istanze dei richiedenti asilo. “Nessun dipendente della locale Digos ha fatto accesso nei predetti uffici comunali in data odierna”, smentisce però la questura di Palermo. E pure Salvini assicura: “Non c’è stata alcuna ispezione della Digos negli uffici del Comune di Palermo. Hanno già smentito”.

Ma la polemica resta. Due giorni fa il sindaco, Leoluca Orlando, aveva annunciato la volontà di “sospendere” l’applicazione delle nuove norme – e in particolare quelle che vietano l’iscrizione all’anagrafe ai migranti in attesa della definizione del loro status – perché intaccano i diritti fondamentali. E il capo area dei Servizi al cittadino del Comune, Maurizio Pedicone, ha oggi disposto l’attuazione dei “provvedimenti conseguenziali di competenza in materia di residenza dei cittadini stranieri”. Cioè – di fatto – il via libera al rilascio di documenti per chi ha richiesto l’asilo o per chi ha il permesso di soggiorno per motivi umanitari (documento non più rinnovabile con la nuova legge).

Orlando non ha intenzione di fare passi indietro. E anzi proprio oggi è sceso in piazza con i richiedenti asilo per protestare contro Matteo Salvini. “Ho esercitato le mie funzioni di sindaco e ho sospeso l’applicazione di norme di esclusiva competenza comunale che potevano pregiudicare i diritti umani dei migranti che sono persone”, ha detto il sindaco arrivando al sit-in, “E adesso adisco all’autorità giudiziaria perché possa, in quella sede essere rimessa la questione alla Corte Costituzionale che giudicherà la legittimità o illegittimità costituzionale di queste norme che hanno un sapore certamente disumano e criminogeno”.

Il Giornale.it

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