Una prima considerazione, leggendo il comunicato stampa di UDS contro i “cosiddetti pro-vita”: se “ora le associazioni cosiddette ‘pro-vita’ di San Marino mettono indebitamente a confronto la questione dell’IVG con il problema – che attanaglia tutto il mondo occidentale – della denatalità” potremmo valutare quanto accaduto in Italia, a partire dal dato inequivocabile dei sei milioni di aborti procurati dalla approvazione della legge 194. Una riflessione pubblicata su CulturaCattolica.it il 17 maggio 2021 così argomentava:
“Quarant’anni fa il 67% degli italiani ha confermato in un referendum popolare di volere la legge abortista 194, approvata tre anni prima dal Parlamento. Per la prima volta nella storia la maggioranza di un popolo ha proclamato solennemente e coscientemente di volere uno sterminio di una parte della sua popolazione.
Non era mai successo prima: lo sterminio di 6 milioni di Ebrei è stato decretato dai capi del Partito Nazionalsocialista di Hitler e non certo dal popolo tedesco, lo sterminio di 40 milioni di dissidenti è stato decretato dal Partito Comunista Sovietico e non certo dalla popolazione russa, lo sterminio di 50 o 100 milioni di connazionali non comunisti è stato decretato dal Partito Comunista di Mao Tse Tung e non certo dall’immenso popolo cinese, lo sterminio di un terzo della popolazione della Cambogia è stato decretato dai Khmer Rossi di Pol Pot e non certo dalla popolazione cambogiana, e via dicendo.
Ora no: è la larga maggioranza del popolo italiano che ha deciso essere giusto e legale lo sterminio dei nascituri. Per la prima volta nella storia dell’intera umanità: infatti l’Italia è stata la prima al mondo a pronunciarsi sulla legalizzazione dell’uccisione dei nascituri con un referendum popolare. Per la prima volta nella storia dell’umanità un popolo ha deciso democraticamente e pubblicamente che è giusto uccidere i propri figli.
Quanti? Finora 6 milioni e 350 mila figli e figlie uccisi con l’aborto chirurgico legale, a cui si sono aggiunti diversi altri milioni di nascituri uccisi con l’aborto farmacologico (pillole post-coito, pillola RU 486, spirali e altri). Il calcolo scientifico più attendibile parla purtroppo di 2700 nascituri (embrioni e feti) uccisi ogni giorno nella sola Italia.
Tutti questi innocenti vengono uccisi volutamente, legalmente, con sentenza di morte firmata dai pubblici ufficiali, con il consenso della grande maggioranza della popolazione e con il silenzio di quasi tutto il resto della nazione. Vengono uccisi perché è stato votato democraticamente che è giusto ucciderli e che lo Stato deve mettere a disposizione i suoi mezzi e il suo personale per ucciderli.
[…]
L’Italia è stremata: non ha più figli. Negli anni Sessanta, le nascite degli italiani erano stabilmente attorno alle 953 mila all’anno, ora sono meno di 350 mila. Mancano 19 milioni di giovani tra 0 e 50 anni, che la contraccezione e l’aborto hanno impedito di far nascere negli ultimi 50 anni. Oggi quei 19 milioni di giovani sarebbero la forza dell’Italia, che invece è ora un paese di pensionati che gravano sui pochi giovani rimasti.
Il popolo italiano è stato ingannato da ideologie assassine, che si sono presentate come il progresso dell’umanità, calpestando la fede cristiana della gente e i suoi valori. Sono queste ideologie e coloro che le sostengono che hanno la responsabilità dello sterminio.”
Non nascondiamoci dietro un dito. Abbiamo imparato che compito della ragione è di sottomettersi alla realtà. Allora ci chiediamo: se queste cifre sono vere, continuare a dire che l’aborto non è una delle più gravi cause della denatalità – o inverno demografico – non è una forma di rifiuto a priori di volere riconoscere i fatti puri e semplici? O, come si è detto altre volte, “se la realtà differisce dalla ideologia è meglio non guardare la realtà, ripetendo acriticamente e furiosamente il mantra ideologico?”. Del resto Papa Francesco ha affermato nell’Esortazione Apostolica Evangelii gaudium che: “frequentemente, per ridicolizzare allegramente la difesa che la Chiesa fa delle vite dei nascituri, si fa in modo di presentare la sua posizione come qualcosa di ideologico, oscurantista e conservatore. Eppure questa difesa della vita nascente è intimamente legata alla difesa di qualsiasi diritto umano”.
Lo dice la Chiesa, non i “cosiddetti pro-vita”.
Ma bisogna continuare a dire che, in nome della autodeterminazione (che qui significa la determinazione di eliminare, uccidere non un grumo di cellule o parte del corpo della madre, ma un essere umano, riconosciuto tale non dalla ridicola affermazione della Chiesa ma dalla ragione stessa), si può da un lato rivendicare un diritto (e qui sta bene dire un “cosiddetto diritto”) e dall’altro “riflettere sulle cause del preoccupante numero di aborti spontanei registrati nel nostro paese (31 nel 2023 e addirittura 38 nel 2024): una sfera di immenso dolore e spesso solitudine, che meriterebbe più risorse per la ricerca, la prevenzione e il sostegno psicologico alle coppie che affrontano queste perdite”.
È disgrazia il dolore della mamma che ha perso un bambino, è diritto l’azione della mamma che lo ha fatto morire volontariamente.
E qui penso a un articolo di qualche tempo fa che riportava il dolore di Belen per avere perso il bambino che portava nel grembo. Il bambino, capite?
Forse fermarsi un pochetto a usare bene quella ragione di cui Dio, o madre natura, ci ha donato ci renderebbe più aperti alla vita e meno “ideologici o oscurantisti”.
Ma per fare questo bisogna avere la “sana ambizione di essere uomini” direbbe Papa Giovanni Paolo II. Molti, tra noi, hanno questa sana ambizione, e desiderano agire per questo.
don Gabriele Mangiarotti













