Da ore i siti di informazione e i social sono in fermento: don Alberto Ravagnani ha chiesto all’Arcivescovo di Milano di essere dispensato dal ministero sacerdotale. La scelta di don Alberto ha riacceso i riflettori su temi caldi: la tenuta vocazionale nell’era dell’esposizione mediatica e il rischio che i social diventino una forma di idolatria. Il pericolo di dimenticare la centralità della Croce per rincorrere successi digitali e notorietà, si è fulmineamente concretizzata nel lancio della talare che, a dire il vero non aveva mai indossato. Qualche “innocente” che non conosce le vicende della chiesa, ha parlato di un caso isolato che non inficia la bontà dei sacerdoti sfornati dai seminari del concilio vaticano II. Agli smemorati, va ricordato che a rapido seguito del Concilio Vaticano II (concluso nel 1965), si è assistito a una significativa ondata di abbandoni del sacerdozio. Studi e fonti giornalistiche stimano che, dagli anni ’60 ad oggi, circa 80.000 preti nel mondo abbiano ottenuto la dimissione dallo stato clericale. All’emorragia post conciliare, bisogna aggiungere, o meglio, togliere, altri 80.000 sacerdoti che hanno rottamato la talare (che pure costoro non avevano mai portato) con l’avvento di papa Francesco. I dati sono consultabili sull’«Annuario Statistico della Chiesa», aggiornato al 31 dicembre 2018. Le magnifiche sorti e progressive del Concilio che immaginava strategici ponti e magici lieviti da lanciare ai lontani da Dio, per infausta eterogenesi dei fini, si sono trasformati in formidabili auto strike di preti birilli. Volevano cambiare il mondo vestiti da laici, ma accade che il mondo e le sue tentazioni, rese loro laici e probabilmente anche senza fede.
Gianni Toffali










