“Draghi il tutore del futuro governo? No, lo danneggia”

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  • Galeotto fu l’emendamento. E non tanto quello sugli stipendi dei manager pubblici, di grande risonanza mediatica, ma privo di conseguenze concrete visto che sarà cancellato; quanto piuttosto quello ben meno pubblicizzato, approvato anch’esso al Senato con il decreto Aiuti-bis, che riguarda Amco. Di che si parla? È una società del Tesoro che, dice la nuova norma, potrà costituire una serie di «patrimoni destinati» dove inscatolare i crediti derivanti dai prestiti erogati nel periodo del Covid. Quelli concessi alle imprese in difficoltà con la garanzia dello Stato. Una cosina tecnica, ma molto insidiosa. «Altroché: è una pillola avvelenata», dice al Giornale Giulio Tremonti.

    Professore, perché considera aberrante questa norma sui prestiti garantiti dallo Stato?

    «Perché è una partita che vale, grosso modo, 250 miliardi di potenziale nuovo debito pubblico, non ancora contabilizzato. È una cifra di enorme rilievo, da sola quasi vale circa il 9% del Pil. Indebitamento aggiuntivo che rischia di andare a pesare sul prossimo governo»

    Sono crediti inesigibili?

    «Come si ricorderà derivano dai finanziamenti erogati a oltre un milione di imprese, nel periodo più cupo del Covid, assistiti da garanzia pubblica quasi totale. Quindi, in ultima istanza ne risponde lo Stato. Fu una scelta positiva, c’era il Covid e la crisi. Inoltre aveva una forte copertura ideologica: era debito buono. Ora però ne dovrà rispondere lo Stato».

    La norma dice che verranno gestiti da Amco. Cosa non la convince?

    «È un’operazione del tipo window dressing: un’alterazione contabile per rendere una situazione più accettabile. Ma non lo è per niente. Il patrimonio cosiddetto separato: da cosa? Questi non sono come le sofferenze bancarie, questi sono crediti morti. E inoltre sono ingestibili: come può una società del Tesoro gestire oltre un milione di partite critiche? Amco non ha né le forze né gli strumenti. Questo è un puro artificio contabile che non so come farà a passare l’esame della Unione Europea».

    Ma com’è che, allora, la norma è stata approvata in Senato?

    «È stata una grande astuzia. Ci pensi: chiunque vinca le prossime elezioni politiche sarà stato tra quelli che hanno votato questa norma. Nessuno potrà tirarsi indietro. L’astuzia è una norma che votano tutti: la maggioranza presente e quella futura».

    Non si poteva votare contro?

    «Ma no, questo era un decreto buono, che serviva a tutti, quello che chiedevano e volevano tutti per il bene di tutti. E sta proprio qui l’astuzia nel disporre la trappola».

    Cioè?

    «Su una partita come questa non c’è stata discussione. La norma su Amco è stata introdotta in modo surrettizio. E non è questione di principio, o morale, come per gli stipendi dei manager, bensì è sostanziale. Non le sembra curioso che negli ultimi giorni di vita del governo venga introdotta una norma di questo tipo senza che sia stata discussa e votata? E quindi nemmeno capita. Quando invece, su 250 miliardi di garanzie dello Stato, forse bisognava presentarla e discuterla con il dovuto rilievo molto prima, nel rispetto dei principi costituzionali».

    Le garanzie, però, erano già esistenti. Comunque sono destinate ad andare in eredità di un nuovo governo, no?

    «Certo, ma di coperture e scostamenti di bilancio si deve discutere. Perché il governo non lo ha mai fatto prima di adesso? Finito il Covid, bisognava aprire la discussione. In questo modo si fa una responsabile gestione del Tesoro della Repubblica. Si va in Parlamento. Il problema ha una dimensione colossale: si gestisce rendendolo pubblico. Invece non se n’è mai parlato».

    Professore, questo episodio rompe la logica del Draghi che assiste il nuovo governo?

    «Avrei qualche dubbio su questo. Non so in generale, ma qui è evidente che non si assiste, bensì si crea un problema devastaste. Pensi cosa si sarebbe detto se il governo Berlusconi, nei suoi ultimi giorni, avesse fatto una cosa così. Questa è una deviazione assoluta, fatta all’ultimo e di nascosto».

    In pratica salta fuori un super scostamento?

    «Non è uno scostamento: è un affossamento. Abbiamo visto mesi di polemiche su piccoli scostamenti, ma omertà assoluta su una partita di enorme rilievo che emerge l’ultimo giorno, sull’ultimo decreto e in modo occulto. Sarebbe molto saggio da parte del nuovo governo chiedere una verifica complessiva alla Corte dei Conti. Come quando, nel 2001, da ministro dell’Economia chiesi una due diligence sul bilancio dello Stato e, di fatto, venne fuori che mancavano 8mila miliardi. E fui costretto a fare le cartolarizzazioni».

    Ci sono altre pillole avvelenate per il prossimo governo?

    «Mps, mi sembra. Mi ricordo che il governatore di Bankitalia, quando il centro destra andò al governo l’ultima volta, a proposito dell’acquisizione di Antoveneta da parte del Monte dei Paschi parlò di un’operazione di sana e prudente amministrazione. Veda un po’ lei».


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