E Grillo ammette: i voti degli italiani vanno comperati … di Alessandro Sallusti

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  • Beppe Grillo proprio non ha digerito la cocente sconfitta nelle elezioni in Abruzzo di domenica scorsa.

    E una battuta fatta l’altra sera a Bologna svela l’anima grillina più che mille dibattiti tv: «Adesso gli abruzzesi ha detto il fondatore ci diano indietro i 700mila euro che il Movimento ha dato loro lo scorso anno, le quattro ambulanze e gli spazzaneve a turbina che abbiamo comperato».

    È vero che la politica è anche uno scambio di interessi: «Tu mi voti, io ti aiuto e proteggo». Ma l’inverso: «Io ti aiuto solo a patto che tu mi voti e se non lo fai mi vendico», non sta in piedi neppure per Machiavelli, il più cinico e spregiudicato teorico del potere. Grillo, se interpellato, direbbe che lui è un comico e che la sua è solo una battuta. Una vecchia scusa che di risata in risata ha partorito prima un mostro di partito e poi un mostro di governo.

    Ieri con quattro ambulanze hanno provato a comprare gli abruzzesi gente geneticamente poco disponibile a vendersi al miglior offerente e oggi pensano di comperare il consenso di disperati e fannulloni con il reddito di cittadinanza, che non per nulla stanno organizzando a tappe forzate per inaugurarlo in tempo per le elezioni europee di maggio. Se tanto mi dà tanto, viene il dubbio che se il risultato delle urne non fosse soddisfacente Di Maio potrebbe richiedere indietro i soldi o sospendere l’operazione.

    Il «governo del popolo» pensa che fare politica consista appunto «nell’agitare il popolo prima dell’uso» come sosteneva Talleyrand (ministro francese) nel 1750, principio in parte vero ancora oggi. Lo sapeva bene, per esempio, la Democrazia cristiana che però, a differenza di questi incapaci, il popolo lo agitò con il piano casa di Fanfani (350mila alloggi in poco più di dieci anni), con l’autostrada del Sole costruita in soli quattro anni e con tutto quello che ci ha permesso di diventare un Paese benestante.

    Se vogliono, come dice Grillo, comperare gli italiani, i Cinque Stelle devono alzare di molto l’offerta. Perché ormai è chiaro che dietro la loro vetrina luccicante il negozio è vuoto. E il popolo italiano, che è furbo ma non fesso, se ne sta accorgendo. Il Giornale.it