E lo sport si ricompatta contro l’esecutivo

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  • La pasticciata riforma dello sport del ministro Spadafora che rischia di aver finito la sua corsa ancora prima di essere approvata regala un’altra perla. Riguarda la Sport e Salute Spa, nata come sostituta della Coni Servizi con il sottosegretario allo sport Giorgetti e che ha iniziato a gestire la maggior parte dei contributi statali al settore sportivo. Nel progetto di riforma presentato in Parlamento, al l’articolo 1 del capo 1 che sono le disposizioni in materia di ordinamento sportivo, si evidenzia infatti che la stessa riforma riguardi la stessa società Sport e Salute, elencando i suoi compiti precisi. Ma nel paragrafo successivo si specifica anche di valutare «l’opportunità di citare espressamente quest’ultima, dal momento che essa (Sport e Salute) non sembrerebbe rientrare propriamente nella definizione di organismo sportivo (in quanto non soggetta alla disciplina dell’ordinamento sportivo)».

    Un passaggio che porta ancora più confusione su questa riforma: c’è molto fermento da tempo fra le Federazioni, spaventate da questa macchina gigantesca messa in moto dal governo per gestire lo sport: il ministero, il neonato Dipartimento sempre più forte, la Sport e Salute sempre più debole, il Coni prima schiacciato poi recuperato, il Comitato Paralimpico.

    Spadafora è riuscito nell’intento di ricompattare il mondo dello sport contro il «nemico» governativo: oggi giunta e consiglio nazionale del Coni avrebbero dovuto discutere della riforma che però non c’è e quindi i vari presidenti faranno sapere a chi comanda che non ci stanno ad accettare leggi che creano solo problemi. In più il ministro ha riacceso la lampadina del Cio che da oltre un anno attende risposte su una legge che non va bene (nonostante le rassicurazioni di Conte): resta dunque il rischio che i nostri azzurri debbano partecipare ai Giochi di Tokyo senza tricolore e sotto l’egida del Comitato Olimpico Internazionale.


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