È ufficiale: sanatoria “disastro”. Le domande non decollano

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  • Dagli ambienti del Viminale c’è chi ha posto già l’accento sul dato che più potrebbe soddisfare il governo: negli ultimi 15 giorni di giugno infatti, si è passati da una media di 870 domande esaminate al giorno a 2.324 pratiche arrivate negli uffici di competenza. Il riferimento è alla regolarizzazione dei migranti concessa da una norma contenuta nel decreto rilancio, con la quale dal primo giugno scorso si è data la possibilità agli irregolari di ottenere un permesso di soggiorno per motivi lavorativi.

    Nelle scorse ore è uscito il secondo report redatto dagli uffici del ministero dell’Interno, con i vari dati che riguardano per l’appunto l’andamento delle domande: dall’inizio del mese, sono state complessivamente 80.366 le richieste. Di queste, 69.721 sono state già perfezionate e 10.645 risultano invece in corso di lavorazione.

    Fino al 15 giugno le domande pervenute erano poco più di 32.000. Si è quindi avuto un leggero incremento del trend, ma si è ancora ben lontani dai numeri pronosticati dall’esecutivo. Secondo Palazzo Chigi infatti, alla fine della finestra concessa a datori di lavoro e migranti per attuare la sanatoria, la platea complessiva dovrebbe essere di 220.000 persone regolarizzate. Dunque, aver aumentato la media giornaliera di richieste presentate non ha implicato una precisa inversione di rotta.

    E questo vale soprattutto per il comparto agricolo. Così come specificato dal Viminale, gran parte delle domande pervenute negli uffici riguarda lavoratori impiegati come colf e badanti: “Il lavoro domestico e di assistenza alla persona rappresenta l’88% delle domande già perfezionate (61.411) e il 76% di quelle in lavorazione (8.116)”, si legge a chiare lettere nel report.

    Sembrano lontani i tempi in cui, in sede di presentazione del decreto rilancio, il ministro delle Politiche Agricole Teresa Bellanova ha iniziato a piangere parlando della possibilità di regolarizzare migliaia di braccianti. La sanatoria in teoria doveva servire soprattutto per l’agricoltura. La prima a parlare della possibilità di attuare questa norma è stata proprio la Bellanova. E nel farlo, ha subito imposto la sua linea e quella di Italia Viva all’intero governo, minacciando dimissioni e crisi interne alla maggioranza.

    Tanto che alla fine Giuseppe Conte ed i grillini hanno dovuto cedere: la sanatoria è stata inserita all’interno del decreto rilancio e questo nonostante la diffidenza e l’opposizione delle stesse associazioni di categoria. Secondo Bellanova, grazie alla regolarizzazione molti braccianti avrebbero trovato lavoro nei campi, nel frattempo rimasti vuoti a seguito dell’emergenza coronavirus. Poi, in sede di attuazione della sanatoria, è stata aperta la possibilità di regolarizzare la propria posizione anche a chi è impegnato nell’ambito domestico.

    Come visto in precedenza, è proprio quest’ultimo settore ad essere stato alla fine realmente interessato dalla sanatoria. Le domande nell’ambito agricolo invece sono molto poche e riguardano soprattutto la regione Campania. Dunque, ecco perché la mossa decisa dal governo a maggio può essere considerata ancor di più un flop.

    Annusando il fallimento, nei giorni scorsi è stato prolungato il periodo in cui è possibile presentare la domanda, dal 15 luglio al 15 agosto. Un mese in più per provare ad avvicinarsi a quota 220.000, obiettivo minimo del governo.

    Secondo il report del Viminale intanto, la regione dove più sono state presentate domande è la Lombardia, in testa grazie alle tante richieste nel settore domestico. Complessivamente, come si legge sempre dal report, per Paese di provenienza del lavoratore ai primi posti risultano il Marocco, l’Ucraina e il Bangladesh per il lavoro domestico, mentre l’Albania, il Marocco e l’India per l’agricoltura e l’allevamento.

    “Su 61.411 datori di lavoro che hanno perfezionato la domanda di regolarizzazione per il settore domestico – si legge ancora sul focus del Viminale – 45.730 sono italiani (il 75% del totale). Per il settore agricolo, su 8.310 datori di lavoro 7.451 sono italiani (90%)”.


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