Ecco tutto quello che non torna nella gita di Renzi nel Bahrein

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  • Nulla da fare: ogni volta che Matteo Renzi dice qualcosa o parte per i suoi viaggi all’estero, in Italia si scatena un vespaio di polemiche, sia sui social che a livello politico. L’ex premier e senatore di Italia Viva, infatti, ha una foltissima schiera di detrattori nell’opinione pubblica, ironia della sorte soprattutto a sinistra, per non parlare dei grillini e contiani. L’ultima polemica che coinvolge Renzi, come abbiamo riportato ieri su IlGiornale.it, riguarda la sua presenza in Bahrein ad assistere al Gp di Formula 1 vinto da Lewis Hamilton che ha aperto il Mondiale 2021, presenza confermata da una foto su Twitter pubblicata dal Presidente Fia Jean Todt assieme al primo ministro del Bahrein, Salman bin Hamad Al Khalifa. Una presenza che ha scatenato un vespaio di polemiche, anche sui social. Molti utenti accusano il senatore di Iv di essere volato nel Paese Mediorientale nonostante le restrizioni. Tramite il suo ufficio stampa Renzi fa sapere che “è abituato alle polemiche contro di lui ma che ha come sempre rispettato tutte le norme e martedì sarà in aula a fare il suo lavoro per intervenire sul Family Act“. “Inutile dire che i viaggi di Renzi riguardano Renzi e non costano un centesimo al contribuente“, sottolinea ancora l’ufficio stampa dell’ex presidente del Consiglio.

    Ora, come scrive La Stampa, il viaggio dell’ex premier in Bahrein solleverebbe però alcuni quesiti e dubbi. Ad esempio: accanto allo svago dei motori, ci sono stati anche incontri politici? Renzi ha pagato di tasca sua il viaggio o è stato ospitato, preso atto che, come ha chiarito il suo ufficio stampa, i suoi viaggi non costano un centesimo ai contribuenti? Che cosa ha scritto sull’autocertificazione? Chi invece polemizza per la sua mancata quarantena al rientro deve sapere che i parlamentari – e dunque anche i senatori – sono esentati per il solo fatto di essere tali, a prescindere dal motivo del viaggio. Giusto o sbagliato che sia, è così. Sta di fatto che il richiamo dei Paesi del Golfo Persico sembra essere davvero forte per il senatore di Italia Viva, così come la sua forte inclinazione a “coltivare” quelle relazioni internazionali e quei contatti in tutto il mondo che aveva stabilito durante il suo mandato da Premier. E che hanno portato Matteo Renzi ad essere attivissimo su questo fronte e spessissimo in viaggio, con tutte le polemiche che ne conseguono.

    Lo scorso 22 marzo Renzi era a Dakar, in Senegal. “Cinque anni fa sono stato il primo premier a visitare alcuni paesi africani subsahariani, tra cui il Senegal. Credevo e credo che l’Italia debba investire molto in Africa: inutile dire che dobbiamo aiutarli a casa loro se poi tagliamo su cooperazione allo sviluppo e lasciamo le infrastrutture ai cinesi. Oggi sono tornato a Dakar dove domattina vedrò il presidente Macky Sall. È stato bello incontrare grazie alla nostra Ambasciata alcune realtà della cooperazione internazionale” sottolineava l’ex sindaco di Firenze sui social. Le polemiche sulle trasferte di Renzi all’estero sono sorte alla fine di gennaio, quando il senatore di Italia Viva avrebbe dovuto prendere parte alla quarta edizione della kermesse organizzata dal Future Investment Initiative con un programma ricco di relatori di alto profilo come la principessa e diplomatica saudita Reema bint Bandar Al Sa’ud, Richard Attias, fondatore del New York Forum e il co-fondatore della Global Clinton Initiative e della Nobel Laureates Conference, Jean-Bernard Lévy amministratore delegato e presidente di EDF, Jean Todt, già amministratore delegato della Ferrari, con lui al Gran Premio del Bahrein, l’ex direttore della comunicazione della Casa Bianca, Anthony Scaramucci e Marco Alverà, Amministratore delegato di Snam.



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