L’anno appena iniziato si preannuncia complesso per i bilanci domestici italiani. Nonostante il 2025 abbia mostrato alcuni segnali di rallentamento della corsa inflazionistica in settori specifici, il 2026 porta con sé una nuova ondata di aumenti. Le stime elaborate dall’Osservatorio Federconsumatori disegnano un quadro preoccupante: il saldo finale per le famiglie potrebbe tradursi in un aggravio di spesa pari a 672,60 euro su base annua.

Il dato appare in controtendenza rispetto all’andamento del mercato energetico, per il quale sono previste riduzioni tariffarie. Tuttavia, il risparmio sulle bollette verrà completamente assorbito e superato dai rincari su altri fronti essenziali. A pesare sulle tasche dei cittadini saranno in particolare il carrello della spesa alimentare, i costi assicurativi legati all’automobile – spinti dall’aumento dell’aliquota sulle polizze infortunio conducente connesse alla Rc auto – e le nuove tariffe sulle spedizioni, con l’introduzione di tasse specifiche per i pacchi extra Ue di valore inferiore ai 150 euro. Un ruolo determinante sarà giocato dalla logistica: l’incremento delle accise sul diesel, pur non colpendo i mezzi pesanti che godono di rimborsi, impatterà sulla piccola distribuzione su gomma, rischiando di scaricare i maggiori costi di trasporto direttamente sui prezzi al consumo di beni e servizi.
L’analisi di lungo periodo aggrava la percezione dell’emergenza. Secondo l’associazione dei consumatori, questo nuovo salasso si innesta su un tessuto economico già logorato: negli ultimi cinque anni, la spirale dei prezzi ha eroso il potere d’acquisto delle famiglie per una cifra complessiva superiore ai 5.500 euro.
Federconsumatori ha espresso forte preoccupazione per le conseguenze sociali di questo scenario, evidenziando come sempre più nuclei familiari siano costretti a rinunce e tagli, creando disuguaglianze nell’accesso a beni primari come cibo ed energia. L’associazione ha criticato l’assenza di misure governative ritenute necessarie, sottolineando che sarebbe servita una manovra più incisiva. Tra le proposte rimaste inascoltate figurano una riforma fiscale più equa, la rimodulazione dell’Iva sui beni di largo consumo – che avrebbe garantito un risparmio stimato di oltre 500 euro a famiglia – e maggiori investimenti per la sanità pubblica e il diritto allo studio, oltre all’istituzione di fondi specifici per il contrasto alla povertà alimentare ed energetica.












