Eleonora torna a sorridere “Voglio studiare, non all’Aquila”

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La ragazza di Mondaino è stata trasferita dall’ospedale di Teramo al Policlinico di Modena. E’ di buon umore, ride e scherza con parenti e medici confidando di vuoler tornare a studiare, ma non in Abruzzo

Una stanza al secondo piano del Policlinico di Modena, più grande e bella della terapia intensiva che l’ha ospitata per quindici giorni. La vita di Eleonora ricomincia da qui: la ragazza-miracolo, estratta dalle macerie della Casa dello studente 42 ore dopo il terremoto de L’Aquila, l’ultima trovata viva, ora sorride. Anche se il ricordo del dramma ancora riaffiora. È arrivata ieri mattina da Teramo, è fuori pericolo. Sì, qui si può ricominciare. Non in Abruzzo: “Lì non voglio più tornarci”.

 

 

“Sto bene”, ha detto ai medici. Eleonora Calesini, 20 anni, originaria di Mondaino nel Riminese mostra tutta la sua grinta. La voglia della vita. “Che bel sole c’è qui”, ha esclamato entrando nella stanza che la accoglierà per le prossime settimane. “Cosa farò quando uscirò? Quando starò bene voglio ricominciare a studiare. Sì, studiare. È così che penso al mio futuro. Però non a L’Aquila. A L’Aquila non ci torno”. “È stata lei a fare coraggio a noi — racconta Tiziano Curti, direttore della struttura di chirurgia vascolare del Policlinico, presso la quale è ricoverata —. È una ragazza straordinaria. Pensiamo a cosa le è capitato… È arrivata a Modena di ottimo umore”.

 

La sua camera al secondo piano per il momento è off limits: nessuno può entrare. Alle 14.30 la porta del reparto si apre per fare entrare i genitori, gli unici ad avere accesso. La prognosi non è più riservata ma, secondo i medici, le prime settimane saranno delicatissime. Si tratta di continuare un recupero iniziato a Teramo. “Ero già stata a Modena — ha detto Eleonora — mi fido”. Ha salutato Elisabetta Genovese, dottoressa di audiologia: “La seguo da sempre, fin da piccolissima. E l’ho trovata forte, serena, determinata”.

 

Quel sole fuori dalla finestra è la luce in fondo al tunnel. Anche se i prossimi passi saranno lenti e difficili. «Il recupero sarà concentrato su una gamba e una mano, ferite dal crollo dell’edificio», spiega Stefano Cencetti, direttore generale del Policlinico. Modena è un’eccellenza proprio per la chirurgia della mano. Nessuno si sbilancia sulla durata della sua degenza: “Di sicuro serviranno mesi di medicazioni e fisioterapia — aggiunge Curti —. E se ne avrà bisogno interverranno anche i nostri psicologi”. Eleonora è rimasta 42 ore sotto le macerie. È viva per miracolo. Ne è uscita piena di ferite. Dentro quella stanza, ora, si lotta e si spera. Ma si vede già il futuro: “E io presto tornerò a studiare”.

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