Elezioni 2019. VOTA ALBA MONTANARI – N.18 DOMANI MOTUS LIBERI. W la scuola di tutti,…  ma anche per tutti

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Articolo 7 – Spazio autogestito

Il dibattito sulla scuola è acceso da diverso tempo ovunque, fuorché a San Marino: qui tutto tace e con la  formula del silenzio assenso si vuol fare intendere che i problemi non appartengono a questo piccolo Stato, che la scuola occupa ancora la centralità non solo educativa, ma anche sociale, che in questa amena Repubblica il patto fra scuola e società sia ancora saldo e forte.

Non è così.

Il malessere che viene manifestato da tutti i soggetti che vivono la scuola , gli studenti, i loro genitori, gli insegnanti, è reale ed è anche ben percepito; e voltare la testa dall’altra parte non solo non porta a nulla di positivo, ma non fa altro che aggravare i problemi, rendendoli più profondi e radicati.  Tanto vale cominciare a prendere coscienza che così non si può andare avanti e che nessuno vuol puntare il dito d’accusa nei riguardi di alcuno: l’obiettivo, che dovrebbe essere dei più, dovrebbe essere quello di ridare alla scuola la centralità del dato educativo, oggi sotto attacco delle lamentele, delle umiliazioni, delle delusioni, delle colpevolizzazioni, con le aggravanti delle azioni politiche che,  intervenendo a tagliare alla scuola  le risorse, hanno contribuito a ingrossare le file dei detrattori, distribuendo ancor più sfiducia mostrando di  non credere loro stessi nel valore della cultura e della formazione,  che la scuola deve, dovrebbe  difendere e diffondere.

La  “Scuola” di Podeschi, non ha forse subìto un affondo vero e proprio?  Direi di sì; tanto è vero che egli sarà forse ricordato come il segretario “dalle forbici affilatissime” preoccupato come è stato  solo di tagliare e tagliare ancora. Non di sostenere e potenziare. Non di creare le condizioni per una buona scuola. Non di assicurare a tutti, soprattutto alle fragilità, il diritto all’istruzione ed alla formazione.

*Ha ridotto le cattedre – ben sei nella scuola dell’Infanzia- servendosi dell’espediente del tentativo sperimentale.

*Ha ridotto il numero degli insegnanti, soprattutto quelli di sostegno, mentre sosteneva il valore dell’inclusione e dell’accoglienza.

*Ha ridotto i minuti alle ore d’insegnamento, sottraendo in realtà tempo alla didattica

*Ha, col suo atteggiamento inadeguato respinto l’ascolto delle proteste e delle proposte degli insegnanti, ingenerato -con giudizi inascoltabili- nella opinione pubblica l’idea di una casta privilegiata in cerca di ulteriori benefici,  infierendo contro la dignità  dell’insegnante e cavalcando un populismo becero fuori luogo.

Che dire dunque? Che anche  nel versante scuola, la politica del governo scorso, è stata di totale  fallimento.

Occorre perciò riprendere la Scuola in mano e liberarla dalle criticità interne,( che vi sono inutile passarle sotto silenzio,) e  farla capace di cambiamenti radicali tali da aprirla a quelli della società e della cultura, sempre più veloci e coinvolgenti.

Come ha detto lo storico Eric Hobsbawm, “le fondamenta stesse della nostra societa’ sono state terremotate dalla rivoluzione economica, sociale e culturale dell’ultima parte del XX secolo”, mentre la scuola sembra muoversi ancora in una societa’ pre-terremoto.

Il problema della scuola è dunque il cambiamento che stenta ad avviarsi: il nuovo governo- per Motus Liberi-  dovrà attuarlo, privilegiando una scuola che oltre ad adempiere ai suoi compiti base sappia dare ai giovani le conoscenze ed i valori appropriati non solo alla società in cui vivranno da adulti, ma soprattutto rispondenti alle proprie inclinazioni, ai propri talenti. Una scuola capace di individuare le bellezze a cui sono votati i ragazzi farà pace con se stessa, con la società e coi vorticosi cambiamenti che la caratterizzano e che la mortificano facendola apparire sempre inadeguata, con le famiglie e le loro aspettative, ma soprattutto coi ragazzi che riscopriranno il gusto alla frequenza.

In una scuola così impostata si apriranno le porte anche alle fragilità perché saprà accoglierle e farle crescere fino al punto da favorire loro condizioni di vita realizzata. Ma per arrivare a questo traguardo gli insegnanti di sostegno dovranno prepararsi e specializzarsi per poter svolgere il loro lavoro con la fierezza di farlo e non con la mortificazione degli ultimi in graduatoria. In una scuola così entreranno strumenti adeguati e testi rigorosamente validi e rispettosi delle varie scientificità, compresi quelli di storia che ultimamente sembrano votati non al sano revisionismo conseguente all’apertura di archivi prima blindati, ma al più sconcertante negazionismo.   Soprattutto in una scuola così l’insegnante – che è il perno della scuola, perché è lui che la fa-  si sentirà finalmente al proprio posto, si riapproprierà della giusta dignità  e saprà farsi da mediatore del patto che si riformulerà fra la scuola e la società.

Siamo convinti che si arriverà a ciò in due mosse: la prima attraverso lo strumento dell’Osservatorio che permetterà di coordinare le proposte ad incastro valevoli per tutti gli ordini e gradi della scuola ; l’ altra più snella e più veloce, il Cantiere Aperto, che fungerà da apripista e che potrebbe vedere coinvolto il  Centro di Formazione Professionale totalmente da trasformare -perché no anche nel nome- e da assegnare alla Segreteria di Stato Pubblica Istruzione e Cultura.

Così riformata la scuola sarà di tutti, ed anche realmente e finalmente per tutti.

VOTA N.18 ALBA MONTANARI – candidata indipendente alle politiche 2019 con la lista DOMANI MOTUS LIBERI

 

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