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  • Elezioni San Marino 2019. Lorenzo Amadori (n.2 – Libera): “Sogno un centro storico che traini il turismo del Titano, ecco cosa va sistemato”

     

    Intervista al candidato fra analisi e proposte per il domani: dal livello dell’esperienza dei turisti alla lotta alle merci contraffatte

    Investire sul centro storico per offrire un’esperienza completa ai turisti, smarcandosi dal legame con la riviera romagnola e diventando una meta godibile che si caratterizza per l’offerta enogastronomica, per l’alto livello offerto nell’ospitare congressi e non solo. E’ l’obiettivo di Lorenzo Amadori, candidato con la lista Libera e commerciante della zona alta della repubblica. In due vesti: come venditore on-line e con un punto vendita collocato nel centro storico. Nei suoi cataloghi ci sono prodotti che rientrano principalmente nella cornice della numismatica, con clienti esigenti ed elitari, collezionisti di monete di pregio.

    Come si immagina il centro storico di domani?

    Se parliamo di sogni, auspici e visioni future, penso a un luogo che avrà finalmente trovato la sua vocazione e un’identità forte, investendo innanzitutto in prodotti di alto livello. Proprio in questo senso, qualcosa si può fare subito mettendo fine ai prodotti contraffatti. In altri termini: no al tarocco.

    Come si può arginare la vendita di articoli falsi?

    Formando in maniera approfondita e rigorosa le autorità preposte ai controlli. Distinguere un articolo originale da uno contraffatto non è semplice, occorre conoscere elementi particolari. Nulla di fantascientifico comunque, e in questo senso penso che fornendo un’adeguata preparazione a chi si occupa dei controlli, e soprattutto mettendo in campo un piano di verifiche adeguato e opportuno, si possa fare tanto.

    Quali sono le conseguenze più immediate?

    Innanzitutto, San Marino non riesce a scrollarsi di dosso la reputazione di luogo in cui si vende merce tarocca. A livello di immagine, ciò è conseguenza soprattutto di un passato poco dignitoso. Ma le cose stanno cambiando. Attualmente i commercianti che investono per offrire prodotti originali e ricercati sono parecchi, tantissimi. Penso per esempio al settore dei profumi. Ci sono store molto sofisticati in repubblica, ma fra gli stessi sammarinesi alcune persone pensano che in centro si vendono solo falsi e sia meglio andare, per esempio, a Rimini. Mentre in città ci sono gli stessi articoli, di alta qualità, magari a prezzi più bassi. A parte questo, c’è poi un discorso di penalizzazione di alcune attività.

    Parla di concorrenza scorretta?

    Esattamente. Esistono aziende che commercializzano, dietro licenza ufficiale e investendo economicamente in questo senso per offrire prodotti ufficiali, articoli e gadget legati a film e simili. In alcune vetrine del centro storico appaiono però articoli contraffatti, realizzati senza licenza, che contribuiscono a una concorrenza sleale. A ciò si aggiungono degli interrogativi sulla provenienza di questa merce tarocca: sembra provenga da fuori confine e venga pagata in nero, quindi lo Stato non ci riscuoterebbe nemmeno la monofase. Rispetto al cliente, succede che il turista di turno acquista, torna a casa, scopre che si tratta di un tarocco e resta deluso, frustrato. Il suo ricordo di San Marino è compromesso. Ciò è inaccettabile, va evitato.

    Fra le priorità del centro storico c’è altro da rilevare?

    Vorrei vedere più colore. Le regole che definiscono la grandezza delle vetrine sono molto rigide e danno poche possibilità. Le capisco, perché si veniva da una libertà eccessiva nella quale l’approccio di alcuni commercianti era selvaggio e l’immagine ne risentiva. Adesso però trovo tutto un po’ asettico. Penso che Assisi e Positano, per fare due esempi, siano più vive e abbiano un impatto maggiore in questo senso.

    Che fare, dunque, per colorare di nuovo il centro storico?

    Permettere un margine di autogestione un po’ più ampio ai commercianti. Magari anche facendo pagare una determinata cifra per l’occupazione del suolo pubblico. Ma che io oggi non possa collocare un dispenser a un metro dal mio punto vendita, in modo che i clienti possano toccare con mano i prodotti senza dover entrare in negozio, è alquanto bizzarro.

    Come vede il comparto turistico?

    Penso ci si debba slegare dalla dipendenza ormai cronica dalla riviera romagnola. Non possiamo fare la danza della pioggia nei mesi estivi sperando che il maltempo sposti la gente dalle spiagge al monte Titano. Dobbiamo far sì che San Marino diventi una meta scelta come prioritaria dai turisti. Devono partire da casa per venire da noi, non fare un salto qui perché erano diretti altrove e si sono concessi una deviazione.

    Come reputa l’esperienza del turista?

    Ci sono momenti in cui è messo alla prova, perché affronta dei disagi. Pensiamo per esempio a chi visita San Marino nei giorni di maggiore affluenza. Impiega dai 30 ai 45 minuti per arrivare in città, se le code sono ridotte e il traffico è poco. Deve parcheggiare a Fonte dell’Ovo. Poi prendere la navetta. Insomma, arriva in centro storico dopo un’ora e mezza. Troppo. Anziché godersi la vacanza, fa fatica ed è disincentivato a tornare a San Marino.

    Quali strategie propone?

    Un assetto che stimoli l’iniziativa privata, che lasci spazio alla fantasia dei commercianti e segua una direttrice stabilità da tutta la comunità sammarinese. Che sia l’enogastronomico, oppure i congressi, oppure un altro ambito, occorre investire e diventare un’eccellenza. E’ questo il futuro, ed è per questo che mi sono candidato. Per lavorare in questa direzione.