Energia, spariscono le tariffe fisse: rischio rincari per le imprese dell’Emilia-Romagna

La tensione geopolitica agita i mercati dell’energia e mette in allerta le PMI. L’analisi di Marco Lupo (Consumerismo): “La vera domanda non è se i prezzi reagiscano agli eventi geopolitici – perché questo è inevitabile – ma cosa possiamo fare noi per limitare gli effetti delle crisi energetiche su imprese e famiglie”.

La tensione geopolitica torna ad agitare i mercati dell’energia e spinge le compagnie di vendita a correre ai ripari in tempi record: in meno di 48 ore dai primi raid USA in Iran le offerte a prezzo fisso sono state ritirate, inizialmente sul segmento delle PMI e progressivamente anche su quello delle famiglie.

Una dinamica che, secondo gli osservatori del settore, segnala l’aumento della volatilità nei mercati energetici e il timore di nuovi rialzi nei mesi a venire.

L’analisi è di Marco Lupo, delegato Emilia-Romagna delle tre sigle Consumerismo No profit Aps, Assium (Associazione Italiana Utility Manager) e Confederazione Aepi: “Una situazione simile l’abbiamo già vissuta nel 2022, e fu una dinamica che anticipò forti rialzi su gas ed energia. Allora il fenomeno si manifestò in modo più graduale. Oggi invece è avvenuto nel giro di quarantotto ore, segnale della rapidità con cui i mercati stanno reagendo alla nuova fase di tensione geopolitica.”

Il ritiro delle offerte a prezzo fisso avviene mentre i prezzi all’ingrosso tornano a salire: il gas europeo al TTF è passato in pochi giorni da circa 30 a oltre 55 euro per MWh, mentre anche l’energia elettrica ha registrato un forte aumento.

La nuova fase di instabilità è legata all’escalation del conflitto in Medio Oriente e alla pressione sullo Stretto di Hormuz, uno dei principali snodi energetici mondiali attraverso cui transita circa il 20% del petrolio globale e una quota analoga di gas naturale liquefatto. Le tensioni su quest’area stanno alimentando forte volatilità sui mercati delle materie prime energetiche.

Secondo Lupo si tratta di una reazione fisiologica dei mercati energetici.

“Quando cresce il rischio geopolitico i mercati prezzano immediatamente l’incertezza. È quindi naturale che gli operatori riducano le offerte a prezzo bloccato per proteggersi dalla volatilità. Il problema è che questo rischio finisce inevitabilmente per ricadere su famiglie e imprese”

Le conseguenze possono essere particolarmente rilevanti per territori ad alta densità produttiva come l’Emilia-Romagna. “Qui l’economia reale è sostenuta da circa 400.000 piccole e medie imprese, in particolare nei settori manifatturiero e turistico. In un contesto del genere ogni scossa dei prezzi dell’energia rischia di trasformarsi rapidamente in un problema concreto per il tessuto produttivo e per i territori”

Ma il punto – ha spiegato Lupo – non è soltanto descrivere la situazione, ma capire come ridurre l’impatto di queste dinamiche sull’economia reale.
“La vera domanda non è se i prezzi reagiscano agli eventi geopolitici – perché questo è inevitabile – ma cosa possiamo fare per limitare gli effetti delle crisi energetiche su imprese e famiglie.” Una delle strade da percorrere è quella di ridurre la dipendenza tra il prezzo dell’elettricità e quello del gas.
“Oggi una parte rilevante dell’energia elettrica viene ancora prodotta utilizzando il gas, e questo fa sì che quando il gas aumenta di prezzo aumenti automaticamente anche il costo dell’elettricità. Per ridurre questa dipendenza servono contratti di lungo termine tra produttori e consumatori di energia rinnovabile, maggiore autoproduzione energetica da parte delle imprese e una valorizzazione dell’energia prodotta sui territori, che oggi viene trattata come se provenisse esclusivamente da grandi centrali collegate alla rete di alta tensione”.

Accanto a queste soluzioni strutturali, Lupo indica un altro punto fondamentale: la professionalizzazione del settore energetico. “In un mercato così complesso e volatile non si può permettere che operino soggetti privi delle competenze necessarie. Per questo proponiamo una norma che renda obbligatoria la qualificazione professionale di chi opera nel settore energetico attraverso la presenza di utility manager formati e certificati. Un professionista preparato nella gestione delle forniture – spiega – può fare davvero la differenza e ridurre errori o negligenze che spesso aggravano i costi per imprese e famiglie”.

Secondo Lupo le misure adottate finora dal Governo per contenere l’impatto dei rincari restano largamente insufficienti. “Alcuni interventi aiutano marginalmente le famiglie più fragili, ma non mettono realmente al riparo il sistema produttivo dalle conseguenze della volatilità energetica”.

Il problema di fondo, conclude Lupo, è che l’energia continua a essere gestita più come leva di politica internazionale che come settore strategico.
“Se non si affronta il tema con una strategia strutturale e di lungo periodo, continueremo a rincorrere le emergenze. Servono politiche che rendano il sistema energetico più stabile, più autonomo e meno vulnerabile agli shock geopolitici”.

Comunicato stampa – Consumerismo