“Entro fine mese 600 in rianimazione”. Fontana riapre l’ospedale in Fiera

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  • Ci siamo. La Fiera di Milano è pronta ad aprire il suo reparto di terapia intensiva entro domenica, assicura il governatore lombardo Attilio Fontana. Ma manca il personale. E, se potessero, gli ospedali (che a fatica stanno tornando a regime con le visite arretrate), si terrebbero ben stretti i loro staff sanitari, tra reparti ordinari pieni e sempre più ricoveri in terapia intensiva.

    Le operazioni di ricerca di anestesisti e infermieri sono cominciate. «Stiamo reclutando il personale negli ospedali lombardi e nel giro di due o tre giorni avremo risolto il problema, pronti a partire – assicura l’assessore lombardo al Welfare Giulio Gallera – Nel fine settimana capiremo quante persone abbiamo a disposizione».

    Ogni due posti letto serviranno un anestesista e tre infermieri. Significa che, con l’apertura dei primo blocco della Fiera (54 letti) entreranno in azione 27 rianimatori e 81 infermieri. Quando, eventualmente, la Fiera sarà a pieno regine, con 211 posti letto funzionanti, allora serviranno 105 anestesisti e 316 infermieri. In quel caso partirà una seconda operazione di reclutamento.

    Il Policlinico, che gestisce l’area, dalla scorsa primavera sotto la guida del professore di anestesia all’Università di Milano Nino Stocchetti, metterà a disposizione radiologi, personale Oss e tecnico. Ma sul fronte medico distaccherà un numero di anestesisti proporzionato ai letti che avrà in gestione diretta, cioè quelli occupati da pazienti trasferiti direttamente dall’ospedale. La stessa cosa dovrebbero fare gli altri istituti.

    Il vero problema riguarderà gli infermieri, non solo perché sono di più ma perché è necessario siano presenti fisicamente nel reparto. A mali estremi verranno allungati di qualche ora i turni e si cercherà di «tirare la coperta» in qualche modo. Gli anestesisti invece, se dal loro ospedale inviano pazienti in Fiera, li potranno anche seguire a distanza, consultando da remoto i loro monitor e aggiornando la loro cartella clinica. Tutto questo sistema però funzionerà solo finché verranno rispettate le proporzioni tra personale sanitario e malati.

    Nel momento in cui i sanitari non dovessero essere sufficienti, si ricalcherà il bando che già la Protezione civile e il ministro per gli Affari regionali e le Autonomie, Francesco Boccia, avevano lanciato mesi fa. Una «chiamata alle armi della sanità» per chiedere aiuto a tutti i medici italiani e arruolarli nella task force coordinata da Angelo Borrelli. Con lo scorso bando ne erano stati ingaggiati 300 medici ed erano stati inviati nelle zone più colpite.

    Per ora ci si limita ai preparativi della struttura in Fiera che (purtroppo) non resterà inutilizzata come molti avevano criticato. La previsione della «Commissione indicatori» parla di 600 ricoverati in terapia intensiva e fino a 4mila in terapia non intensiva a fine mese. In un piano dell’area stavano per cominciare i lavori per allestire i poliambulatori da dedicare al trattamento dei pazienti post Covid, in base a un progetto studiato dal Policlinico di Milano. Ma il piano è stato stoppato e lo spazio verrà utilizzato per i nuovi letti. Resta poi da capire dove verrà creata l’area per le quarantene, chiesta con urgenza dal direttore di Malattie Infettive del sacco, Massimo Galli.



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