Erdogan alla Germania: “Siete ancora nazisti”

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Erdogan accusa il governo tedesco di essere ancora nazista. È la risposta al divieto di comizi in Germania per i ministri turchi, in vista del referendum costituzionale in programma il 16 aprile.

Si infiamma lo scontro tra Turchia e Germania, dopo che in alcune città tedesche sono stati vietati i comizi di ministri turchi in vista del referendum sul presidenzialismo del 16 aprile.

Le tensioni, inoltre, derivano anche dal caso del giornalista Deniz Yucel, arrestato alla fine di febbraio con l’accusa di propaganda a favore di organizzazioni terroristiche e incitamento alla violenza pubblica (rischia fino a 10 anni e mezzo di carcere).

Ankara accusa il governo tedesco di essere ancora nazista. La pesantissima dichiarazione è stata formulata dal presidente turco Recep Tayyp Erdogan, intervenuto in una manifestazione di donne a sostegno delle riforme costituzionali, sulle quali il Paese voterà con un referendum il prossimo 16 aprile. “Il vostro modo di fare” , ha detto riferendosi ai divieti opposti opposti ai comizi di esponenti turchi in Germania, “non è diverso da quello del nazismo. Credevo che la Germania si fosse lasciata alle spalle quel passato. Mi sbagliavo”.

“Germania – ha proseguito Erdogan – non hai nessun legame con la democrazia, dovresti sapere che le tue attuali azioni non sono diverse da quelle del periodo nazista. Quando lo diciamo, loro si inquietano. Perché vi inquietate?”.

In un articolo pubblicato da Bild am Sonntag il ministro degli Esteri tedesco, Sigmar Gabriel, stamani aveva provato a tenere aperta la port del dialogo: “A volte, in questi giorni, quando sembra prevalere ciò che ci separa, risulta difficile sottolineare ciò che ci unisce. Ma non dobbiamo lasciare che si rovini il fondamento dell’amicizia tra i nostri due Paesi”. Ed aveva aggiunto che in ogni caso la Germania non può esimersi dal criticare ciò che accade in Turchia e dal difendere lo stato di diritto, i diritti umani e la democrazia.

Oggi il quotidiano tedesco Welt am Sonntag ha pubblicato una lettera di Yucel. Il testo è stato dettato a Safak Pavey, membro del partito d’opposizione Chp, che ha fatto visita al corrispondente di Die Welt in un carcere di massima sicurezza vicino a Istanbul. “Qui alla prigione di Silivri sono in una cella individuale. Ciò è molto inquietante. Sono trattato bene, ma essere da solo è quasi una forma di tortura”. Le guardie carcerarie, dice, non gli hanno permesso di scrivere da sè la lettera e gli hanno controllato le mani per verificare che non vi fossero scritto messaggi. “Non posso comunicare con nessuno, sono tenuto da solo nella mia cella”, ha aggiunto. Yucel è stato arrestato lunedì per accuse di propaganda a favore di organizzazione terroristica e incitamento alla violenza pubblica, rischia fino a 10 anni e mezzo di carcere se sarà condannato. La Germania ha chiesto il suo immediato rilascio. Il Giornale.it

 

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