
La corte d’Assise, presieduta da Massimo Di Patria, si era ritirata in Camera di Consiglio poco dopo mezzogiorno per decidere le sorti dei tre imputati, alla sbarra per gli omicidi di Lidia Nusdorfi e l’ultimo amante di lei, Silvio Mannina. Giudici togati e popolari avevano due rei confessi, Dritan e Monica, ma il pescatore Sadik si era invece giurato innocente. Dine, difeso come il nipote dall’avvocato Massimiliano Orrù, solo in sede di udienza si era deciso a confessare di avere aiutato l’amato nipote a occultare il cadavere di Mannina, avendo saputo solo dopo che l’avevano ammazzato. Una versione ben diversa da quella fornita dalla Sanchi, difesa da Nicola De Curtis, che nella sua ultima confessione aveva invece sostenuto che al momento della mattanza, nell’appartamento c’era anche il pescatore, colpevole come tutti gli altri dell’omicidio. Due delitti feroci che solo lei poteva scongiurare, ma, disse, non l’aveva fatto per paura di fare la stessa fine. Così aveva assecondato Dritan, l’uomo di cui si era perdutamente innamorata, nel suo piano diabolico per vendicarsi della ex compagna, Lidia, che dopo averlo tradito con il cugino era scappata di casa. Si era nascosta dai familiari nel comasco, già sapendo che Dritan prima o poi l’avrebbe trovata e uccisa. E così era stato, e per scovarla Demiraj aveva attirato in trappola l’ultimo uomo che Lidia aveva frequentato, Silvio. Era stata Monica a contattare su Facebook quel ragazzo semplice e un po’ ramingo. L’aveva attirato a Rimini promettendogli una notte d’amore, e lui aveva preso il treno per raggiungerla. Il piano era quello di costringerlo a prendere un appuntamento con Lidia, a cui si sarebbe però presentato Dritan. Per questo l’avevano torturato a lungo, e quando avevano avuto quello che volevano, l’avevano ammazzato. Una morte lenta, la sua, perchè, confessò Monica «non voleva morire». Il suo omicidio si consumò la sera del 28 febbraio 2014 e il giorno dopo toccò a Lidia morire, massacrata da Demiraj nel sottopasso della stazione di Mozzate con undici coltellate.