Nell’unico messaggio inviato al Parlamento, nel giugno 2003, il mio Presidente, il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, esortò i giornalisti a tenere la “schiena dritta”. Una regola fondamentale informare senza se e senza ma nel rispetto delle leggi, delle regole morali, dell’opinione pubblica.
Purtroppo la sfrenata corsa verso lo scoop o il lancio di una notizia per non bucare, come si indica nel gergo del settore, può determinare sovente errate ricostruzioni di un contesto o attribuire ad una persona affermazioni o situazioni che non corrispondono assolutamente alla realtà dei fatti.
Queste persone diventano vittime del qualunquismo mediatico che affligge gli organi di informazione cartacei, televisivi, online. Quando poi tale format scorre sul web assistiamo ad un effetto dirompente. Ma non siamo in un reality dove il format è preparato allo scopo. Ci troviamo nella vita vera dove l’esistenza di una persona può essere danneggiata, compromessa, rovinata coinvolgendo anche i familiari o gli aspetti lavorativi.
Una dinamica simile ha inconsapevolmente scaraventato nel tritacarne mediatico l’Ing. Salvatore Salerno la cui deposizione come persona informata dei fatti al Processo Aemilia è stata illustrata senza alcuna aderenza alla realtà. L’imprenditore reggiano di origine calabrese non è coinvolto infatti in alcuna maniera all’interno del suddetto procedimento penale.
Le agenzie e i resoconti dei giornalisti presenti hanno ecceduto nella libera interpretazione fornendo un quadro completamente distorto in cui anche il sottoscritto è caduto fidandosi della competenza di colleghi esperti di vicende giudiziarie. Come ci ha raccontato lo stesso Ing. Salerno hanno addirittura trasformato l’emozione di un racconto sull’impegno civile in occasione del terremoto che ha colpito l’Emilia nel maggio 2012 con un “piange in aula incalzato dalle domande del Pm”. La frase in cui esprimeva la preoccupazione per le sorti della città in cui vive e lavora è stato riportata nel senso “Ho paura”.
Nulla di più inverosimile. “Ero in aula in qualità di teste dell’accusa e non della difesa, e pertanto se un teste avesse detto in aula di avere paura il giudice sicuramente non l’avrebbe congedato. Un particolare che un vero giornalista dovrebbe sapere”. Questa la logica puntualizzazione dell’Ing. Salerno che spera che in futuro la stampa sia più prudente nella gestione dell’informazione.
Quanto al sottoscritto non ha problema a scusarsi perchè tutti possiamo sbagliare. L’importante è riconoscere l’errore in quanto solamente colui che non ha commesso peccati può scagliare la prima pietra.
Salvatore Occhiuto