Esteri, Scott Ritter: “Trump è un codardo, non attaccherà l’Iran”. La videonalisi integrale

Scott Ritter, ex ispettore delle Nazioni Unite per il disarmo in Iraq e noto analista di questioni militari e geopolitiche, ha rilasciato nei giorni scorsi una lunga e provocatoria analisi sulla politica estera dell’amministrazione Trump, concentrandosi in particolare sulle tensioni con Russia e Iran. Le sue dichiarazioni, rese pubbliche ieri, offrono uno sguardo critico sulle strategie statunitensi in Medio Oriente e sul fronte ucraino.

Russia: dalla diplomazia alla delusione

Ritter ha analizzato il deterioramento dei rapporti tra Mosca e Washington, sottolineando come Putin abbia sempre cercato di evitare il confronto diretto. L’analista ha evidenziato una profonda amarezza nelle recenti dichiarazioni del ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov, che avrebbe riferito di un incontro tra Putin e Trump in Alaska durante il quale il leader russo avrebbe fatto concessioni dolorose nel tentativo di porre fine al conflitto ucraino.

Secondo Ritter, tali concessioni avrebbero potuto includere il congelamento della linea del fronte nelle regioni di Kherson e Zaporizhzhia in cambio della consegna completa del Donbass alla Russia. Le speranze diplomatiche sarebbero però naufragate quando Trump, tornato a Washington, avrebbe immediatamente ricevuto i leader europei rinegoziando quanto già concordato.

L’ex ispettore ha aggiunto che i russi si starebbero rendendo conto che gli Stati Uniti non sono un partner affidabile. Ha affermato che la postura americana è fondata su politiche volte a rovesciare il regime di Vladimir Putin e ha ricordato il tentativo di assassinio del 29 dicembre con 91 droni ucraini contro la residenza presidenziale, condotto secondo lui con il supporto dell’intelligence statunitense.

L’amministrazione Trump: continuità con Biden

L’analista non ha risparmiato critiche all’attuale governo. Ha dichiarato che l’amministrazione Trump, con la possibile eccezione di Tulsi Gabbard, JD Vance e Robert Kennedy Junior, in termini di politica verso la Russia è sostanzialmente identica a quella Biden. Ha affermato che si tratta di persone che odiano la Russia e che hanno lavorato attivamente per rovesciare Putin.

Ritter ha spiegato che non c’è nessuno nell’amministrazione Trump che stia articolando la necessità di rompere con le politiche dell’amministrazione Biden. Ha aggiunto che Trump avrebbe addirittura autorizzato la CIA a utilizzare droni ucraini per assassinare il presidente russo, qualcosa che l’amministrazione Biden non aveva mai tentato.

Iran: l’impossibilità di una guerra

Il nucleo centrale dell’analisi riguarda però l’Iran. Ritter ha spiegato che sia Trump che Netanyahu hanno indicato il cambio di regime a Teheran come opzione preferita, ricordando che a giugno l’amministrazione americana avrebbe autorizzato Israele a lanciare un attacco di decapitazione contro la leadership iraniana.

Secondo l’ex ispettore, Israele ha chiarito di non poter sostenere una guerra prolungata con l’Iran. Ha riferito che Netanyahu avrebbe fornito a Trump un numero preciso: Israele può assorbire circa 700 missili balistici, equivalenti a 3-5 giorni di combattimenti. Ritter ha affermato che oltre questo limite il paese subirebbe danni insostenibili e che per questo motivo Israele starebbe mettendo in guardia gli Stati Uniti dal non iniziare operazioni militari senza certezza assoluta dell’esito.

L’analista ha ricordato che durante l’operazione Desert Storm del 1991 furono impiegati sei portaerei e migliaia di velivoli contro l’Iraq, un paese grande un quarto dell’Iran, senza riuscire a distruggere i lanciamissili mobili. Ha sottolineato che l’Iran disporrebbe oggi di migliaia di lanciatori e decine di migliaia di missili che gli Stati Uniti non sarebbero in grado di intercettare.

Ritter ha criticato duramente la squadra negoziale americana, rivelando che Jared Kushner, prima di recarsi in Medio Oriente, avrebbe incontrato negli Stati Uniti leader della diaspora iraniana per pianificare il futuro governo dell’Iran. Ha commentato: “Stiamo inviando un uomo a negoziare con gli iraniani per un esito che dovrebbe essere equo, mentre allo stesso tempo sta cospirando attivamente con iraniani della diaspora, incluso il figlio dell’ex Scià, per creare un governo che sostituisca quello con cui sta negoziando”.

Russia e Cina al fianco dell’Iran

Secondo l’analista, Russia e Cina starebbero fornendo a Teheran intelligence ed equipaggiamento militare avanzato. Mosca avrebbe condiviso l’esperienza maturata in Ucraina, inclusa la capacità di neutralizzare il sistema Starlink, e avrebbe fornito dati sulle firme radar degli aerei stealth americani. La Cina starebbe fornendo informazioni satellitari in tempo reale.

Ritter ha affermato: “I missili iraniani in questo momento sono puntati esattamente su dove si trova ogni obiettivo. Non ci sarà alcuna approssimazione. Se la situazione esplode, i missili iraniani colpiranno gli obiettivi a cui sono destinati”.

La tesi centrale: Trump non attaccherà

Il cuore dell’analisi è la convinzione che Donald Trump non andrà mai in guerra contro l’Iran. L’ex ispettore ha dichiarato senza mezzi termini: “Trump è un codardo morale e fisico. Non ha ciò che serve per andare in guerra contro un nemico che può reagire. L’Iran lo metterebbe in ginocchio, metterebbe in ginocchio l’apparato militare”.

Ritter ha aggiunto che Trump è un narcisista nel senso più patologico del termine e che sa con certezza che se va in guerra contro l’Iran senza una vittoria rapida, la sua presidenza è finita. Ha spiegato: “Se Donald Trump attacca l’Iran, verrà messo in stato d’accusa perché perderà la Camera. E se attacca l’Iran e ci ritroviamo con migliaia di americani morti, con un’economia al collasso, perché quest’uomo ha scelto una guerra che poteva essere evitata se fosse stato serio sulla diplomazia, il popolo americano non lo perdonerà”.

L’analista ha rivelato che i capi di stato maggiore congiunti avrebbero già informato il presidente dell’impossibilità di vincere nei tempi richiesti. Ha affermato che Trump avrebbe fatto circolare l’idea di un attacco rapido, ma i vertici militari gli avrebbero risposto che non esistono difese adeguate e che la potenza schierata è insufficiente.

Ritter ha ricordato che l’Iran si prepara a questo conflitto dal 2005, quando Dick Cheney espresse il desiderio di attaccare Teheran. Il paese avrebbe suddiviso il territorio in distretti militari capaci di operare indipendentemente, ciascuno dotato di capacità autonoma di lancio missili. Ha dichiarato: “Potremmo persino colpire Teheran con un’arma nucleare e questi distretti continuerebbero a operare”.

Netanyahu d’accordo con la prudenza

Secondo l’ex ispettore, sarebbe stato proprio Netanyahu a fermare l’ultimo attacco pianificato, chiamando Trump insieme all’Arabia Saudita per dissuaderlo. Ritter ha spiegato che il premier israeliano avrebbe fornito al presidente americano il limite massimo sopportabile: 700 missili. Ha affermato: “Oltre a quel limite diventa più difficile per noi continuare a sopravvivere come moderno stato. Diventa quasi impossibile per me sopravvivere politicamente”.

L’analista ha concluso con un’accusa pesante: “L’America non lavora per il popolo americano, lavora per gli interessi di Israele. E in questo momento Israele sta dicendo al presidente degli Stati Uniti di non fare l’unica cosa che sarebbe positiva per il popolo americano: raggiungere un accordo con l’Iran che porti pace e stabilità nella regione”.

Il video tradotto in italiano: