Evasione, 130 italiani scovati a San Marino. Ed anche Rocco Siffredi

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  • La Guardia di Finanza ha rintracciato nel 2009 1,1 miliardi nei paradisi fiscali. Il pornoattore avrebbe occultato in Ungheria centinaia di migliaia di euro
    BOLOGNA – Più di cento italiani sono sotto l’occhio vigile della Guardia di finanza per aver ‘nascosto’ i soldi a San Marino. E tra i presunti evasori nel mirino delle Fiamme gialle compare anche Rocco Siffredi, l’imperatore del porno e sua moglie Rosza Tassi. I coniugi però avrebbero spedito la maggior parte dei contanti nella patria di lei, l’Ungheria. Sul Titano, invece, ci sarebbero 50 milioni, “probabile frutto di evasione fiscale” di 130 italiani, soprattutto di Forlì, Bologna, Rimini e Pesaro, mentre sono 700 tra persone fisiche e aziende coloro che hanno la residenza a San Marino ma con domicilio fiscale al Consolato Generale della piccola Repubblica a Rimini. E’ di 1,1 miliardi di euro l’ammontare complessivo dei redditi evasi nei paradisi fiscali nel 2009 scoperti dalla Finanza. Con l’entrata in vigore dello scudo fiscale, infatti, si legge in una nota della guardia di Finanza, il corpo “accelera le attività di contrasto all’evasione fiscale internazionale”. E a San Marino le operazioni sono partite da un pezzo, assicurano le Fiamme Gialle, riferendosi agli arresti dei vertici della Cassa di Risparmio di San Marino dello scorso maggio, che permisero di rintracciare “ingenti somme riciclate e ritenute il frutto dell’evasione fiscale di industriali delle province di Forlì, Bologna, Rimini e Pesaro”. I finanzieri disegnano anche l’ambito di attività degli italiani che hanno depositato le loro somme a San Marino. “C’è chi opera nel settore della produzione di mobili, chi in quello della lavorazione dell’acciaio e ferro, chi ancora nel settore della pubblicità e in quelli dell’elettronica e immobiliare”. Il sospetto, sempre ventilato anche dalla procura di Forlì, e “giustificato dai consistenti elementi scoperti”, è che queste persone “abbiano utilizzato banche di Forlì per trasferire il denaro evaso a società finanziarie di San Marino per poi farlo rientrare ‘ripulito’ in Italia, sotto forma di concessione di crediti a società ‘amiche'”. Sostanzialmente la tesi delle inchieste “Re Nero” e “Varano” della Procura della Repubblica di Forlì. La Finanza rivendica e rilancia anche l’attività sempre denunciata dai sammarinesi, quella degli appostamenti ai confini delle pattuglie. Questo tipo di controlli, effettuati in collaborazione con l’Agenzia delle Dogane, hanno permesso di sequestrare titoli e valuta per 396 milioni di euro (importo già superiore a tutto il 2008) e di verbalizzare 1.185 soggetti sorpresi ad attraversare la frontiera con denaro o titoli per valori superiori ai 10.000 euro, il tetto stabilito dalla legge.

    Ma il carico da undici dei finanzieri è appunto l’individuazione dei patrimoni di Rocco Siffredi. Gli investigatori non citano con nome e cognome l’attore a luci rosse ma lo lasciano identificare con la formula “famoso attore porno” e indicando la moglie come “ex attrice porno ungherese”. Siffredi ora dovrà “giustificare di aver occultato all’erario redditi per centinaia di migliaia di euro attraverso la fittizia istituzione di società in ‘paradisi fiscali’, in particolare, in Ungheria”. Il porno attore peraltro, ormai non potrà più chiedere di far rientrare in Italia le somme con le agevolazioni dello scudo. “Solo, infatti, chi è nelle condizioni previste dalla legge, cioè non è stato cioè già scoperto dal Fisco,- specificano i finanzieri- potrà rimpatriare o regolarizzare entro il 15 aprile 2010, i patrimoni e le disponibilità finanziarie detenute illecitamente all’estero”. Dagli accertamenti sul conto di Siffredi e di sua moglie, è emerso tra l’altro che i due, “residenti fino al 2005 in provincia di Chieti, avrebbero fissato la propria dimora a Roma, in una villa risultata intestata ad una società britannica, anch’essa oggetto di indagini”. Intanto, la Gdf dà anche i numeri della battaglia ingaggiata da gennaio sull’evasione dell’iva: sono stati 5.690 in tutto le azioni tra indagini, verifiche e controlli. Ammonta ad 1,8 miliardi di euro l’Iva evasa a seguito di frodi realizzate attraverso triangolazioni commerciali eseguite con il ricorso a società fittizie ed alle fatture per operazioni inesistenti. Sono 3.557 i soggetti denunciati (il 17% in più rispetto allo scorso anno), spiega ancora la Finanza, mentre sono 3,3 miliardi di euro i redditi evasi scoperti grazie alle investigazioni su operazioni “evasive ed elusive con risvolti ‘oltre confine'”. Dei tre miliardi, oltre 600 milioni di euro sono di soggetti e imprese che, per sfuggire al fisco, avevano fissato, in maniera fittizia, la propria residenza o la sede dell’attività all’estero. Circa 1,1 miliardi di euro è stato scovato invece nelle transazioni e nelle operazioni finanziarie con i paradisi fiscali e altri 1,6 miliardi nelle stabili organizzazioni di imprese estere che, pur operando in Italia, non avevano dichiarato nulla al fisco. I valori, afferma ancora la guardia di Finanza, sono in linea con i risultati dello stesso periodo del 2008, che si è chiuso in questi settori “con i risultati più alti di sempre”. Per “scovare i casi di evasione fiscale internazionale”, le Fiamme gialle si avvarranno della propria rete di esperti all’estero: Ufficiali del Corpo impiegati in molte zone calde del mondo “destinati, a breve, ad aumentare per effetto del recente decreto ‘anticrisi'”.