Ferrovia Borgo-Città, non solo nostalgia: “Investimento strategico e fondi europei tra Italia e San Marino per il rilancio”

SAN MARINO – Non chiamatelo “sogno per appassionati” o, peggio ancora, spreco di denaro pubblico. Il progetto per il prolungamento della tratta ferroviaria che collegherà Borgo Maggiore al centro storico di Città entra nel vivo del dibattito politico ed economico, e lo fa con numeri e strategie alla mano che puntano dritto all’Europa e a modelli di finanziamento innovativi.

 

Un investimento che guarda al 2032

Mentre i primi 140 metri di prolungamento sono già oggetto di un investimento di 500.000 euro – cifra considerata fondamentale per il risalto turistico del Paese – l’obiettivo a lungo termine è molto più ambizioso: arrivare pronti al 2032, centenario della storica linea Rimini-San Marino.

“Non sono soldi buttati, ma investiti bene,” filtra dagli ambienti vicini alla Segreteria. L’opera, pur esosa, viene difesa non solo come un recupero storico, ma come un asset economico. Un dato su tutti: secondo uno studio di ammortamento realizzato da un ingegnere svizzero (già responsabile dei progetti per il San Gottardo), basterebbero i flussi turistici attuali – circa 650.000 passaggi sulla funivia – per ripagare l’intera infrastruttura in soli dieci anni. Da lì in poi, sarebbe tutto guadagno.

La carta dei fondi europei

La vera novità riguarda però il reperimento delle risorse. San Marino sta guardando con attenzione ai bandi della Commissione Europea dedicati alle infrastrutture transfrontaliere e storiche. Grazie al lavoro di consulenti esperti come Stefano Moroncelli, è già stato individuato un bando specifico per la riqualificazione di opere datate, che permetterebbe di accedere a finanziamenti a fondo perduto e in conto interessi.

Il contatto con le realtà italiane è costante, in particolare con la Fondazione FS, che ha già fornito documentazione tecnica e relazioni di fattibilità, confermando come il recupero delle ferrovie storiche sia un trend di enorme successo in tutta Italia, da Siracusa al Bernina, capace di attrarre un turismo alto-spendente e appassionato.

“Trenino Bond”: il coinvolgimento dei cittadini

Ma c’è anche un’idea che profuma di innovazione civica: l’azionariato pubblico. L’ipotesi è quella di permettere ai cittadini e ai privati di partecipare direttamente al finanziamento dell’opera.

Attraverso meccanismi come i “Trenino Bond” o finanziamenti con rientro di capitale, i sammarinesi potrebbero investire nell’opera ricevendo un ritorno economico garantito dagli introiti dei biglietti. Un modo per superare lo scetticismo di chi vede solo il cantiere e non l’opera finita, rendendo la comunità partecipe del rilancio del Paese.

Sostenibilità e accessibilità

Oltre all’aspetto economico, c’è quello green. In un’epoca in cui si parla spesso di turismo accessibile ed ecosostenibile, un’elettromotrice che si muove senza l’uso di idrocarburi rappresenta la risposta più concreta e meno ideologica possibile.

Il progetto ora attende i prossimi passaggi burocratici tra febbraio e marzo, mesi decisivi per la presentazione delle carte ai bandi europei. L’obiettivo è chiaro: non fermarsi al confine di Dogana, ma far spaziare la mente e il progetto verso un futuro dove il trenino bianco e azzurro torni a essere il simbolo del Titano nel mondo.