Ventisei appuntamenti, 19 studiosi coinvolti, sette sedi, oltre 13.000 presenze: è questo il bilancio aggiornato al 2025 di tutta la Rassegna d’arte “Un’opera al mese”, dedicata a far scoprire in modi nuovi il patrimonio artistico forlivese conservato nei musei, nei monumenti e nei luoghi di culto.
E per il 2026 sarà proprio un luogo di culto a riaprire la rassegna: domenica 22 febbraio, in Duomo, alle ore 18:30, alla presenza del Sindaco Gian Luca Zattini, del Vescovo Monsignor Livio Corazza e del Vicesindaco con delega alla Cultura Vincenzo Bongiorno, riprende “Un’opera al mese” con un focus sul pregevole dipinto di Nicolò Rondinelli “San Sebastiano”, una tavola di fine Quattrocento che per l’occasione verrà esposta di fianco all’altare in bella evidenza al pubblico.
Promosso dall’Assessorato alla Cultura, il ciclo di appuntamenti pensato per far conoscere in modi nuovi il patrimonio storico-artistico forlivese, è curato dal Dirigente alla Cultura Stefano Benetti e realizzato dal Servizio Cultura in collaborazione con l’Associazione Amici dei Musei di Forlì presieduta da Raffaella Alessandrini, e con il contributo di Dolciaria Flamigni, Forlìfarma, Emmeci, Italbonifiche.
“Il notevole riscontro di partecipazione – affermano il Sindaco Gian Luca Zattini e il Vicesindaco con delega alla Cultura Vincenzo Bongiorno – è la conferma della bontà della strategia dell’Amministrazione: una cultura per tutti, condivisa, che sia reale fattore di crescita per la comunità. Tornare in Duomo con ‘Un’Opera al mese’, dopo l’appuntamento del febbraio 2025 dedicato alla xilografia della Madonna del Fuoco, significa tornare a riscoprire i capolavori custoditi al suo interno; capolavori che rappresentano una parte fondamentale della grande civiltà artistica forlivese.”
“San Sebastiano – spiega il Vescovo Monsignor Livio Corazza – rappresenta la forza della fede cristiana di fronte alle persecuzioni e alle prove della vita. Con l’aiuto di San Sebastiano e la protezione della Madonna del Fuoco vinceremo le forze del male che oggi ci minacciano! “.
“Si tratta di un’opera di indubbio valore, apprezzata da tutta la critica, che merita di essere raccontata al pubblico – precisa il Dirigente Cultura e curatore della rassegna Stefano Benetti – perchè intensa e commovente. Certamente in questo San Sebastiano risuona l’eco del soggiorno a Venezia di Rondinelli, citato da Vasari come “pittore eccellente”, presso la bottega di Giovanni Bellini indiscusso maestro della pittura veneziana dove si distinse come allievo virtuoso”.
A raccontare l’opera interverrà il professor Giacomo Alberto Calogero, docente di Storia dell’arte moderna presso l’Università di Bologna, profondo conoscitore del lavoro di Rondinelli, che ha recentemente dato alle stampe il fondamentale volume “Giovanni Bellini. La lentezza del genio”.
“La figura di Nicolò Rondinelli, – spiega il professor Giacomo Alberto Calogero – pittore nato in territorio ravennate e attivo tra la fine del Quattrocento e il primo decennio del secolo successivo, emerge come una delle più raffinate nel panorama artistico romagnolo del Rinascimento. Secondo una notizia fornita da Giorgio Vasari, Rondinelli svolse un lungo apprendistato a Venezia, nella bottega di Giovanni Bellini, dove si distinse come l’allievo «che più di tutti lo imitò e gli fece maggiore onore» e del quale Giovanni «si servì sempre in tutte le opere sue». Poche sono le date certe a cui ancorare la biografia di Rondinelli, ma tra il marzo e il novembre del 1495 egli è documentato appunto a Venezia, dove aveva persino sposato una certa Marietta, del fu Andrea dalle Carte. Dopo qualche tempo, Nicolò dovette però tornare in Romagna ed eseguire un San Sebastiano per la cattedrale di Forlì, che, secondo le Cronache forlivesi di Andrea Bernardi, detto il Novacula, doveva già trovarsi sul suo altare entro il 1497”. Il professor Calogero, inoltre, ricorda: “Anche Vasari menzionava quest’opera, ritenendola una figura «molto bella», e non vi sono dubbi che essa rifletta al meglio ciò che Rondinelli aveva imparato nei suoi anni veneziani, tanto che nella solenne e aggraziata sagoma del santo, legato a una colonna, si ravvisano chiari echi del classicismo belliniano e cimesco, ma anche un ricordo della celebre tavola dipinta da Antonello da Messina per la chiesa di San Giuliano a Venezia e oggi conservata a Dresda. Sul fondo, e in particolare nell’edificio trionfale scorciato sulla destra (che potrebbe evocare l’arco Foscari del Palazzo Ducale a Venezia), sembra prevalere piuttosto la cultura prospettica del Carpaccio, frammista a quel gusto ornamentale e immaginoso che il grande Ercole de’ Roberti aveva sfoggiato circa quindici anni prima nella pala eseguita per Santa Maria in Porto Fuori a Ravenna (ora a Brera). Tutti aspetti che – conclude Calogero – ci permettono di considerare il San Sebastiano di Forlì come uno dei capolavori più notevoli di Nicolò Rondinelli, ovvero uno dei manifesti più suggestivi della sua complessa e variegata cultura”.












