Galleggiare senza numeri. La nobile arte di Giuseppi

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  • Come imparare a galleggiare nel vuoto. Il buon senso suggerisce che un governo è forte quando sostenuto da una maggioranza solida e compatta. In Italia non funziona così. Lo dimostra il cammino di Giuseppe Conte. Il premier è sostenuto da quattro partiti. I Cinque Stelle assomigliano a un Sole morente, turbolento, disorientato e senza la forza propulsiva di qualche anno fa. Il Movimento si è consumato in fretta e paga la morte di Gianroberto Casaleggio. Ognuno ormai si muove in ordine sparso, diffidando degli altri. Luigi Di Maio prova, per ora senza fortuna, a rimettere insieme i cocci. Il ministro degli Esteri, tra l’altro, non sopporta Conte e non lo nasconde neppure.

    Italia Viva è la scommessa fallita di Matteo Renzi. È un partito senza numeri. Li ha solo in Parlamento per ricattare il governo, ma di fatto non ha né la forza né il coraggio per aprire una nuova stagione. Troppa la paura di andare davanti agli elettori. Dal punto di vista politico è il bluff di un giocatore di poker senza buone carte in mano. Gli altri lo sanno. Renzi spera in un miracolo.

    Il Pd è inerte. È un partito grasso e senza idee, con un segretario che da mesi e mesi non convoca neppure la direzione. L’unica missione è sopravvivere fino all’elezione del prossimo presidente della Repubblica. Zingaretti ieri si è accorto che il taglio dei parlamentari, voluto dai Cinque Stelle, sta facendo disperare i suoi notabili. Il 20 settembre ci sarà il referendum. Il segretario del Pd, in questa estate senza futuro, chiede una nuova legge elettorale. L’effetto è surreale. Ci sarebbe anche Leu, ma è solo una succursale senza senso del Pd, una pulce sulla pelle di un pachiderma moscio.

    Questa, insomma, è la fotografia della maggioranza. Conte dovrebbe essere un premier fragile e balneare. Invece la debolezza dei partiti che lo sostengono sta diventando ogni giorno di più la sua fortuna. Nessuno gli fa ombra. Nessuno smuove la sua politica di illusioni, promesse e giochi di prestigio. Nessuno ha la forza di farlo cadere. Il premier diventa così l’unico punto di riferimento davanti al Paese. È l’uomo dell’emergenza ad oltranza, con poteri speciali, qualcosa di inedito nella democrazia italiana.

    L’altra fortuna del premier è scritta nell’atto di nascita del Conte bis: non andare al voto. Il timore di una vittoria del centrodestra è la sua assicurazione sulla vita a Palazzo Chigi.

    Come può cadere allora Giuseppe Conte? Per qualcosa di imponderabile, come un sassolino che genera una valanga. Non sappiamo quale sarà. Adesso si dice che Vincenzo Spadafora abbia consegnato la delega per lo Sport al presidente del Consiglio. Conte l’ha congelata. Non si tratta di vere dimissioni: resterebbe come ministro delle Politiche giovanili.

    Qua si vede il tocco magico di Conte: congelare, congelare tutto, soprattutto il futuro.


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