Giallo sul verbale che scotta. Conte disse ai pm: “Mai visto”

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print
  • Le proposte di Reggini Auto

  • “Quel documento io non l’ho mai visto”. Il documento sarebbe il verbale redatto dagli esperti del Comitato tecnico scientifico e a sostenerlo, davanti ai magistrati della Procura di Bergamo, è il presidente del Consiglio Giuseppe Conte.

    Il nodo è quella della mancata istituzione delle zone rosse di Alzano Lombardo e Nembro, i due comuni del bergamasco falcidiati – come l’intera provincia di Bergamo – dalla pandemia di coronavirus. Il premier, Interrogato dalle toghe a Roma il 12 giugno in quanto testimone nell’inchiesta sull’epidemia che ha messo in ginocchio la città lombarda, smentisce di aver mai preso visione del documento stilato dal Cts.

    L’inchiesta della magistratura, ricordiamolo, nasce per accertare se le istituzioni siano state negligenti nel (sotto)valutare l’emergenza coronavirus nella bergamasca.

    A ricostruire il colloquio dell’inquilino di Palazzo Chigi ci ha pensato il libro “Come nasce un’epidemia – la strage di Bergamo, il focolaio più micidiale d’Europa” di Marco Imarisio, Simona Ravizza e Fiorenza Sarzanini. La frase del sedicente avvocato del popolo, contenuta nell’opera, è stata riportata quest’oggi dal Corriere della Sera.

    Il caso è spinoso e imbarazzata l’intero esecutivo. Nelle ultime ore, su iniziativa della Fondazione Einaudi, sono stati decretatati i verbali del Cts relativa alla gestione, da parte, del governo dell’emergenza sanitaria. E dalle carte emerge che il Comitato, impegnato ad affiancare l’esecutivo durante la crisi, già a fine febbraio (l 28, per l’esattezza) aveva sollecitato il governo centrale a chiudere le zone italiane che erano state colpite dal Covid-19. Si tratta(va) di Lombardia, Veneto, Emilia Romagna e Piemonte: in terra lombarda e veneta, peraltro, erano già stati individuati i due focolai di Codogno (in provincia di Lodi) e di Vo’ Euganeo (in provincia di Padova).

    Da un lato gli esperti invocavano misure stringenti per circoscrivere al meglio i focolai, dall’altro il governo giallorosso non accoglieva subitamente l’appello e anzi prendeva tempo, facendo passare dieci giorni prima di provvedere alla serrata totale del Paese. Infatti, solamente l’8 marzo viene firmato il Dpcm che limitava gli spostamenti fra le quattro regioni del Settentrione. Una manciata di ore più tardi, l’11 marzo, arriva il lockdown che cristallizza tutto lo Stivale per oltre due mesi.

    E poi, appunto, c’è la questione di Bergamo. Il 3 marzo il Cts consiglia all’esecutivo di istituire la zona rossa per Alzano e Nembro: “In merito il Comitato propone di adottare le opportune misure restrittive già adottate nei Comuni della zona rossa al fine di limitare la diffusione dell’infezione nelle aree contigue. Questo criterio oggettivo potrà, in futuro, essere applicato in contesti analoghi”, riporta ancora il Corsera. Il verbale del Comitato tecnico scientifico sarebbe stato trasmesso a Palazzo Chigi ma Conte misteriosamente dice di non averlo mai avuto per le mani. Qualcosa non torna.


    Fonte originale: Leggi ora la fonte