Gianluca Vialli: ‘Il cancro? Non è stato facile ma sto bene’

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Ha ritirato il premio “Il bello del calcio 2019′: ‘Al pallone devo tutto’

“Accetto con umiltà e orgoglio questo premio. So come è andata la scelta, siete stati lì con i foglietti a decidere e avete detto ‘Diamolo a Vialli quest’anno perché magari l’anno prossimo sarà troppo tardi’ “: con ironia Gianluca Vialli ha ritirato il premio ‘Il bello del calcio’ in memoria di Giacinto Facchetti. “A proposito del cancro – ha aggiunto – voglio dire che sto bene. Non è stato facile ma questo periodo mi ha insegnato molto e mi sto preparando fisicamente e psicologicamente meglio di quando giocavo a calcio, quindi credo che dovrete sopportarmi ancora a lungo”.

“Sono rimasto sorpreso, scioccato di aver vinto questo premio. Finora mi hanno detto che ero quello ‘simpatico’ poi ho visto che lo hanno dato anche a Zola e allora…. Nella vita serve ‘calling’ la vocazione, la chiamata. Avevo appena iniziato a camminare, ho dato un calcio al pallone e mi sono innamorato. Il talento non è importante, lo è la continuità. Io al calcio devo tutto. Dalla prima macchina, alla verginità persa”.

”Sono stato l’ultimo ad alzare la Coppa dei Campioni, ne sono orgoglioso ma anche stufo. Vorrei essere stato capitano di un club che la vince un anno sì e uno no. Avrei voluto l’alzasse Buffon al posto di Chiellini ma va bene, piuttosto che Ferrara”: così Gianluca Vialli, sorridendo a Ciro Ferrara presente in platea. ”Indossare la maglia della Juve – aggiunge – è un onore e un onere. C’è una storia alle spalle da rispettare. Grande organizzazione e grande mentalità. Il posto adatto per fare il calciatore”. E sulla possibilità di vestire la maglia del Milan: ”Non è stato un rifiuto ma la scelta di non lasciare la Sampdoria. Ai tifosi rossoneri dico che se fossi andato al Milan, magari non sarebbe arrivato Van Basten quindi dovrebbero ringraziarmi”.

Poi Vialli commenta – al fianco del ct Roberto Mancini – lapossibilità di fare il Capo delegazione della Nazionale: ”Può essere una prospettiva, ringrazio il presidente Gravina. Sono orgoglioso, un ruolo prestigioso che va fatto con responsabilità. Ho chiesto del tempo per riflettere, ragionamenti che sto facendo con la famiglia. Sarebbe fantastico prendermi cura ancora di Roberto”.  Ansa

Il ct della nazionale Roberto Mancini (S) con Gianluca Vialli in occasione della consegna del premio dedicato alla memoria di Giacinto Facchetti “Il bello del calcio”. Milano 25 Febbraio 2019.
ANSA / MATTEO BAZZI

“Accetto con umiltà e orgoglio questo premio. So come è andata la scelta, siete stati lì con i foglietti a decidere e avete detto ‘Diamolo a Vialli quest’anno perché magari l’anno prossimo sarà troppo tardi’ “: con ironia Gianluca Vialli ha ritirato il premio ‘Il bello del calcio’ in memoria di Giacinto Facchetti. “A proposito del cancro – ha aggiunto – voglio dire che sto bene. Non è stato facile ma questo periodo mi ha insegnato molto e mi sto preparando fisicamente e psicologicamente meglio di quando giocavo a calcio, quindi credo che dovrete sopportarmi ancora a lungo”.

“Sono rimasto sorpreso, scioccato di aver vinto questo premio. Finora mi hanno detto che ero quello ‘simpatico’ poi ho visto che lo hanno dato anche a Zola e allora…. Nella vita serve ‘calling’ la vocazione, la chiamata. Avevo appena iniziato a camminare, ho dato un calcio al pallone e mi sono innamorato. Il talento non è importante, lo è la continuità. Io al calcio devo tutto. Dalla prima macchina, alla verginità persa”.

”Sono stato l’ultimo ad alzare la Coppa dei Campioni, ne sono orgoglioso ma anche stufo. Vorrei essere stato capitano di un club che la vince un anno sì e uno no. Avrei voluto l’alzasse Buffon al posto di Chiellini ma va bene, piuttosto che Ferrara”: così Gianluca Vialli, sorridendo a Ciro Ferrara presente in platea. ”Indossare la maglia della Juve – aggiunge – è un onore e un onere. C’è una storia alle spalle da rispettare. Grande organizzazione e grande mentalità. Il posto adatto per fare il calciatore”. E sulla possibilità di vestire la maglia del Milan: ”Non è stato un rifiuto ma la scelta di non lasciare la Sampdoria. Ai tifosi rossoneri dico che se fossi andato al Milan, magari non sarebbe arrivato Van Basten quindi dovrebbero ringraziarmi”.

Poi Vialli commenta – al fianco del ct Roberto Mancini – lapossibilità di fare il Capo delegazione della Nazionale: ”Può essere una prospettiva, ringrazio il presidente Gravina. Sono orgoglioso, un ruolo prestigioso che va fatto con responsabilità. Ho chiesto del tempo per riflettere, ragionamenti che sto facendo con la famiglia. Sarebbe fantastico prendermi cura ancora di Roberto”.

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