Giovanni Lonfernini a Dire: ''Siamo l'unica vera novità politica''

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  • Bella intervista di Giovanni Lonfernini (DDC) a Dire, qui di seguito il completo articolo:

    ‘’Il ruolo dei Democratici di centro “sarà determinante per l’affermazione della nostra coalizione”. Parola di Giovanni Lonfernini, coordinatore Ddc e candidato con “Riforme e libertà”, alleanza di centrosinistra, per le elezioni del 9 novembre a San Marino.
    Il movimento vuole essere “una nuova democrazia cristiana” e ha un progetto ambizioso: quello per la “modernizzazione del Paese” . 


    Vi presentate per la prima volta in campagna elettorale come Democratici di Centro. Quali sono le carte che mettete in gioco e gli obiettivi che vi ponete?

     

    Mai come oggi il paese è di centro. Politicamente e culturalmente. Nessuno può fare finta di nulla rispetto a questa realtà. I DdC sono consapevoli, come lo sono i nostri alleati, che il ruolo che hanno nella partita politica in corso sarà determinante per l’affermazione della nostra coalizione. Sappiamo di essere l’unica vera novità politica. Noto con piacere che da parte del nostro ex partito c’è un atteggiamento neanche tanto celato ad ignorarci. Questo dimostra che la strada da noi imboccata è efficace e che inizia a essere sempre più frequente la considerazione che il nostro Movimento non sarà transitorio ma che si propone di accogliere i tanti elettori che non si riconoscono nell’attuale dirigenza DC. Noi vogliamo essere una nuova democrazia cristiana. 

     

    Il suo partito si candida in una coalizione alternativa alla Dc. Quali sono le differenze con il partito di Valentini?

    I Democratici di Centro vogliono costruire un nuovo vero spazio di centro e non sono schiavi di alcuna nostalgia. Chi, infatti, intende indicare una prospettiva diversa e originale ha il dovere di essere innovativo e virtuoso. Ed è per questo che ci consideriamo e ci proponiamo come forza capace di coniugare laicamente l’ispirazione religiosa e il sentimento politico liberale. Noi abbiamo un progetto di modernizzazione del Paese. Chi guida le danze nel nostro ex partito ha studiato un meccanismo finalizzato ad aggregare ma non per governare.La Democrazia Cristiana quest’anno celebra i suoi 60 anni di storia. Una storia di cui i Ddc hanno fatto parte, anche ricoprendo ruoli importanti. Lei stesso è stato un segretario politico e segretario di Stato. Ma la nuova legge elettorale ha imposto ai partiti una scelta di campo e voi siete approdati nel centrosinistra. Una scelta coraggiosa o obbligata?

    Una scelta di coerenza. La rottura con il PDCS è stata sofferta e niente affatto scontata. Per oltre un anno abbiamo cercato di costruire un dibattito nel partito ma, purtroppo, sono prevalsi gli stessi schemi di sempre. La vicenda Scaramella ha poi messo a nudo uno stato di omertà interno talmente insostenibile e generalizzato tale da evidenziare come molti esponenti di primo piano non abbiano fatto ancora i conti con la questione morale.

    Il programma di “Riforme e libertà” lancia la “Consulta per l’Europa”, istituto auspicato fortemente dal suo partito. Ci spiega di che cosa si tratta? E, alla luce delle attuali difficoltà di ampliamento dell’Unione europea, quale ruolo potrebbe avere un piccolo Stato come San Marino?

    Noi siamo per ripartire dall’Accordo di Cooperazione ed Unione Doganale siglato con l’allora CEE nei primi anni novanta e svilupparne i punti positivi. Un accordo che su taluni aspetti, vedasi i programmi di istruzione e formazione, racchiude in se delle potenzialità ancora inespresse soprattutto in favore dei giovani sammarinesi. La Consulta vuole essere uno strumento per avviare, dopo anni di parole a vuoto, un vero confronto sul rapporto tra il nostro Stato e l’Ue. Certamente una maggiore integrazione è necessaria ma questo è cosa diversa dalla scelta dell’adesione. San Marino deve essere, e può farlo, un punto di riferimento per i micro stati europei. In questi mesi sono stati avviati incontri e seminari di alto livello in questo senso. La strada imboccata è quella di trasformare il rapporto tra l’UE e i piccoli Stati in opportunità, nel rispetto delle identità e degli equilibri.

     

     

     

     

    Mai come oggi il paese è di centro. Politicamente e culturalmente. Nessuno può fare finta di nulla rispetto a questa realtà. I DdC sono consapevoli, come lo sono i nostri alleati, che il ruolo che hanno nella partita politica in corso sarà determinante per l’affermazione della nostra coalizione. Sappiamo di essere l’unica vera novità politica. Noto con piacere che da parte del nostro ex partito c’è un atteggiamento neanche tanto celato ad ignorarci. Questo dimostra che la strada da noi imboccata è efficace e che inizia a essere sempre più frequente la considerazione che il nostro Movimento non sarà transitorio ma che si propone di accogliere i tanti elettori che non si riconoscono nell’attuale dirigenza DC. Noi vogliamo essere una nuova democrazia cristiana. 

     

    Il suo partito si candida in una coalizione alternativa alla Dc. Quali sono le differenze con il partito di Valentini?

    I Democratici di Centro vogliono costruire un nuovo vero spazio di centro e non sono schiavi di alcuna nostalgia. Chi, infatti, intende indicare una prospettiva diversa e originale ha il dovere di essere innovativo e virtuoso. Ed è per questo che ci consideriamo e ci proponiamo come forza capace di coniugare laicamente l’ispirazione religiosa e il sentimento politico liberale. Noi abbiamo un progetto di modernizzazione del Paese. Chi guida le danze nel nostro ex partito ha studiato un meccanismo finalizzato ad aggregare ma non per governare.La Democrazia Cristiana quest’anno celebra i suoi 60 anni di storia. Una storia di cui i Ddc hanno fatto parte, anche ricoprendo ruoli importanti. Lei stesso è stato un segretario politico e segretario di Stato. Ma la nuova legge elettorale ha imposto ai partiti una scelta di campo e voi siete approdati nel centrosinistra. Una scelta coraggiosa o obbligata?

    Una scelta di coerenza. La rottura con il PDCS è stata sofferta e niente affatto scontata. Per oltre un anno abbiamo cercato di costruire un dibattito nel partito ma, purtroppo, sono prevalsi gli stessi schemi di sempre. La vicenda Scaramella ha poi messo a nudo uno stato di omertà interno talmente insostenibile e generalizzato tale da evidenziare come molti esponenti di primo piano non abbiano fatto ancora i conti con la questione morale.

    Il programma di “Riforme e libertà” lancia la “Consulta per l’Europa”, istituto auspicato fortemente dal suo partito. Ci spiega di che cosa si tratta? E, alla luce delle attuali difficoltà di ampliamento dell’Unione europea, quale ruolo potrebbe avere un piccolo Stato come San Marino?

    Noi siamo per ripartire dall’Accordo di Cooperazione ed Unione Doganale siglato con l’allora CEE nei primi anni novanta e svilupparne i punti positivi. Un accordo che su taluni aspetti, vedasi i programmi di istruzione e formazione, racchiude in se delle potenzialità ancora inespresse soprattutto in favore dei giovani sammarinesi. La Consulta vuole essere uno strumento per avviare, dopo anni di parole a vuoto, un vero confronto sul rapporto tra il nostro Stato e l’Ue. Certamente una maggiore integrazione è necessaria ma questo è cosa diversa dalla scelta dell’adesione. San Marino deve essere, e può farlo, un punto di riferimento per i micro stati europei. In questi mesi sono stati avviati incontri e seminari di alto livello in questo senso. La strada imboccata è quella di trasformare il rapporto tra l’UE e i piccoli Stati in opportunità, nel rispetto delle identità e degli equilibri.

     

     

     

    Mai come oggi il paese è di centro. Politicamente e culturalmente. Nessuno può fare finta di nulla rispetto a questa realtà. I DdC sono consapevoli, come lo sono i nostri alleati, che il ruolo che hanno nella partita politica in corso sarà determinante per l’affermazione della nostra coalizione. Sappiamo di essere l’unica vera novità politica. Noto con piacere che da parte del nostro ex partito c’è un atteggiamento neanche tanto celato ad ignorarci. Questo dimostra che la strada da noi imboccata è efficace e che inizia a essere sempre più frequente la considerazione che il nostro Movimento non sarà transitorio ma che si propone di accogliere i tanti elettori che non si riconoscono nell’attuale dirigenza DC. Noi vogliamo essere una nuova democrazia cristiana. 

     

    Il suo partito si candida in una coalizione alternativa alla Dc. Quali sono le differenze con il partito di Valentini?

    I Democratici di Centro vogliono costruire un nuovo vero spazio di centro e non sono schiavi di alcuna nostalgia. Chi, infatti, intende indicare una prospettiva diversa e originale ha il dovere di essere innovativo e virtuoso. Ed è per questo che ci consideriamo e ci proponiamo come forza capace di coniugare laicamente l’ispirazione religiosa e il sentimento politico liberale. Noi abbiamo un progetto di modernizzazione del Paese. Chi guida le danze nel nostro ex partito ha studiato un meccanismo finalizzato ad aggregare ma non per governare.La Democrazia Cristiana quest’anno celebra i suoi 60 anni di storia. Una storia di cui i Ddc hanno fatto parte, anche ricoprendo ruoli importanti. Lei stesso è stato un segretario politico e segretario di Stato. Ma la nuova legge elettorale ha imposto ai partiti una scelta di campo e voi siete approdati nel centrosinistra. Una scelta coraggiosa o obbligata?

    Una scelta di coerenza. La rottura con il PDCS è stata sofferta e niente affatto scontata. Per oltre un anno abbiamo cercato di costruire un dibattito nel partito ma, purtroppo, sono prevalsi gli stessi schemi di sempre. La vicenda Scaramella ha poi messo a nudo uno stato di omertà interno talmente insostenibile e generalizzato tale da evidenziare come molti esponenti di primo piano non abbiano fatto ancora i conti con la questione morale.

    Il programma di “Riforme e libertà” lancia la “Consulta per l’Europa”, istituto auspicato fortemente dal suo partito. Ci spiega di che cosa si tratta? E, alla luce delle attuali difficoltà di ampliamento dell’Unione europea, quale ruolo potrebbe avere un piccolo Stato come San Marino?

    Noi siamo per ripartire dall’Accordo di Cooperazione ed Unione Doganale siglato con l’allora CEE nei primi anni novanta e svilupparne i punti positivi. Un accordo che su taluni aspetti, vedasi i programmi di istruzione e formazione, racchiude in se delle potenzialità ancora inespresse soprattutto in favore dei giovani sammarinesi. La Consulta vuole essere uno strumento per avviare, dopo anni di parole a vuoto, un vero confronto sul rapporto tra il nostro Stato e l’Ue. Certamente una maggiore integrazione è necessaria ma questo è cosa diversa dalla scelta dell’adesione. San Marino deve essere, e può farlo, un punto di riferimento per i micro stati europei. In questi mesi sono stati avviati incontri e seminari di alto livello in questo senso. La strada imboccata è quella di trasformare il rapporto tra l’UE e i piccoli Stati in opportunità, nel rispetto delle identità e degli equilibri.

     

     

     

     

     

     

    In caso di un buon risultato il 9 novembre, all’interno di una vittoria della coalizione di centrosinistra, quali saranno i nomi su cui il suo partito punterà per il Congresso di Stato? E in quali ruoli?

    A noi interessa solo il gioco di squadra. Non siamo né per l’uomo solo al comando né per ritorni in patria salvifici. Noi siamo per la collegialità e per la coesione, come lo è “Riforme e Libertà”. Nella coalizione a noi avversa, con il patto fra DC e AP, impostato sulla linea della prova di forza, sarà invece molto difficile che “i cespugli” possano costituirne un argine. Sarà’ invece più probabile che ne facciano le spese. La riprova è la dichiarazione del rappresentante dei Popolari e di Noi Sammarinesi qualche giorno fa sull’importanza del ruolo dei piccoli partiti. Mi pare quindi che dalle alleanze si sia già passati alle sudditanze. Non un buon preludio alla tanto declamata governabilità.’’

     

     

     

    Fonte: Dire