Furto aggravato di una bicicletta in una azienda sammarinese. Il Commissario Valentini condanna a sei mesi il complice del colpo.
Si è concluso presso il Tribunale dei Tavolucci il processo a carico del signor Patrascu, accusato di furto aggravato in concorso per la sottrazione di una bicicletta avvenuta ai danni di un dipendente di un’azienda locale.
Nel dibattimento si è ricostruita meticolosamente la dinamica di un episodio che inizialmente appariva come un semplice furto, ma che si è rivelato un’operazione coordinata. Durante l’udienza, la parte lesa, che non si è costituita come parte civile, ha confermato sotto giuramento di non aver trovato, al termine dell’orario di lavoro, la sua bicicletta ma solo il lucchetto tranciato, confermando così la sussistenza dell’aggravante della violenza sulle cose richiesta dall’accusa.
La Procura Fiscale, l’avvocato Albani, ha sostenuto con forza la colpevolezza dell’imputato, evidenziando come Patrascu, alla guida di un furgone, non fosse un semplice spettatore. L’analisi dei tabulati telefonici ha infatti mostrato contatti costanti con il complice materiale, tale Condrake, già un’ora prima del reato. Secondo la ricostruzione dell’accusa, l’imputato avrebbe fatto scendere il complice in una via immediatamente sopra il parcheggio aziendale per poi recuperarlo poco dopo con la bicicletta in una zona differente, un movimento tattico volto a eludere i controlli. Sulla base di queste evidenze, l’avvocato Albani aveva chiesto una condanna severa a due anni di prigionia e venti giorni di multa.
Dall’altra parte, l’avvocato Capicchioni, difensore d’ufficio, ha sollevato diverse eccezioni preliminari, mettendo in discussione la regolarità delle notifiche e lamentando la mancata integrazione del contraddittorio con il complice materiale, per il quale è stata chiesta inutilmente la remissione degli atti in istruttoria. Il difensore ha puntato molto sulla condotta processuale di Patrascu, definendola fortemente collaborativa poiché l’imputato si è presentato per ben tre interrogatori fornendo spontaneamente le generalità e il recapito telefonico del coautore del furto. Per tali ragioni, la difesa ha sollecitato l’applicazione del minimo della pena e il riconoscimento dei benefici di legge.
Al termine della camera di consiglio, il Commissario prof. Valentini ha emesso il verdetto dichiarando Patrascu responsabile del reato di furto aggravato in concorso. Il Giudice, pur accogliendo l’impianto accusatorio, ha mitigato la sanzione rispetto alle richieste della Procura, condannando l’imputato a sei mesi di prigionia e a venti giorni di multa, per un totale di quattrocento euro. In considerazione dello stato di incensuratezza e del comportamento collaborativo evidenziato dalla difesa, il Commissario ha concesso la sospensione condizionale della pena, ponendo fine alla vicenda processuale con la condanna dell’imputato anche al pagamento delle spese di giudizio.











