Giudiziaria San Marino. Libretto “Foglia”, cala il sipario dopo 12 anni: Vignola prescritto, Renzi assolta perché il fatto non sussiste ed estinzione del reato per morte per Caselli.

La storia del libretto “Foglia”, un vecchio libretto al portatore da 180 milioni di lire che sembrava uscito da un romanzo d’altri tempi, è arrivata al capolinea in Tribunale. Una vicenda infinita, fatta di carte risalenti agli anni ’90, passaggi di mano mai chiariti, rapporti bancari sospesi a metà e una serie di mosse e contromosse che per oltre un decennio hanno intasato faldoni e alimentato sospetti. Ieri mattina, davanti al Commissario della Legge Antonella Volpinari, è stata pronunciata la sentenza che chiude definitivamente la partita.

Tutto parte nel 2013, quando il libretto Foglia viene trasformato in un libretto nominativo a nome di Luca Vignola. La banca, come spesso accade in questi casi, non consegna subito il titolo e apre una serie di verifiche interne: chi aveva versato quei soldi negli anni ’90? Da dove provenivano? E soprattutto: a chi spettavano davvero? Da quel momento si apre un labirinto di controlli, richieste di chiarimenti, lettere di legali e incontri allo sportello, che esploderanno poi tra il 2018 e il 2019 con ulteriori visite alla filiale, autocertificazioni e comunicazioni formali.

L’ipotesi dell’accusa era chiara: una truffa mancata ai danni della banca, orchestrata secondo la procura da Franco Caselli, Luca Vignola e Paola Renzi per ottenere la liquidazione del libretto trasformato nel 2013. In aula, però, la prospettiva si è ribaltata. Prima ancora di entrare nel merito, è stato necessario affrontare la questione della prescrizione, perché la consumazione del reato poteva essere fissata nel 2013, al momento dell’intestazione del libretto, oppure nel 2019, quando gli avvocati inviarono l’ultima lettera alla banca. In ogni caso, i termini erano abbondantemente trascorsi e la prescrizione si sarebbe comunque formata nel dicembre 2024.

La Procura del Fisco ha chiesto dunque tre cose: estinzione del reato per morte del reo per Franco Caselli, deceduto il 31 ottobre 2024; prescrizione per Vignola; e prescrizione anche per la Renzi. Ma è proprio sulla posizione di Paola Renzi che si è consumato il punto di rottura tra accusa e difesa. Perché la contestazione a suo carico si basava su un presupposto rivelatosi inesatto: secondo l’imputazione, la Renzi, presentandosi in banca il 20 dicembre 2018, avrebbe taciuto di essere la moglie di Vignola. Peccato che dagli atti emerga l’esatto contrario. La funzionaria Roberta Gasperoni ha dichiarato in interrogatorio che la Renzi disse chiaramente chi fosse suo marito. Una contraddizione talmente evidente da minare l’intera ricostruzione accusatoria.

Ma c’è di più. La presenza della Renzi in banca non aveva nulla a che fare con la volontà di ottenere somme. In quel periodo era in corso un procedimento di separazione in Italia e la donna, attraverso investigazioni private, stava cercando di documentare le effettive disponibilità economiche del marito, che si era dichiarato nulla tenente. E proprio dai report dell’investigatore emergevano continue visite di Vignola a San Marino, anche in istituti bancari. La Renzi, quel giorno, voleva semplicemente capire quali rapporti bancari il marito stesse intrattenendo, non incassare il libretto.

Questo dato, che sembrava marginale, è diventato invece l’elemento decisivo dell’intero processo: l’impianto accusatorio su di lei non solo non reggeva, ma era perfino smentito dagli atti raccolti nella fase inquirente. Per questo la difesa ha chiesto, e ottenuto, non la prescrizione, ma un’assoluzione piena nel merito.

E così è stato. La sentenza, letta poco le dieci di ieri, chiude con tre esiti distinti: estinzione del reato per morte del reo nei confronti di Franco Caselli; estinzione per prescrizione per Luca Vignola; assoluzione piena “perché il fatto non è stato commesso” per Paola Renzi. Una decisione che non segue la linea della Procura del Fisco, ma che entra nel merito e prende posizione chiara sugli elementi oggettivi della vicenda. Un epilogo che, almeno per Paola Renzi, segna la differenza tra una chiusura per decorrenza dei termini e un’assoluzione piena. E, in un processo nato sulle sfumature dei fatti, è una differenza che pesa.