Gli attacchi dei lupi a Rimini si moltiplicano, ma la Regione Emilia Romagna continua a non richiedere la loro cattura/abbattimento come previsto da ISPRA.

Strage di bestiame e animali domestici, e ora i lupi attaccano e uccidono i cani persino al guinzaglio o dentro i giardini delle case.

A Torre Pedrera, Rimini, nello scorso ottobre una coppia di lupi aveva avvistato una persona a passeggio con il suo cane, un grosso incrocio di pitbull pesante circa 30 kg. L’uomo, ancora nei pressi di casa in via Osteria del Bagno, aveva visto i lupi arrivare da lontano e si era messo a urlare per spaventarli. Niente da fare, la cagna era allora fuggita ma era stata raggiunta e morsa a una zampa. Fortunatamente era riuscita a divincolarsi, salvandosi. La dichiarazione lapidaria dei padroni: “Come si può andare avanti in questo modo? E’ assurdo che nessuno corra ai ripari”.

Prima, in agosto, il cane maremmano abruzzese Theo era invece stato ucciso e divorato da almeno tre lupi, sempre a Torre Pedrera. Il proprietario: “Nel giro di due mesi i lupi hanno già ucciso almeno dieci cani, non si fanno scrupolo di avvicinarsi ai centri abitati, le istituzioni locali e regionali hanno sottovalutato il pericolo, bisogna intervenire prima che la situazione sfugga di mano”.

Pochi giorni fa, nella notte tra il 24 il 25 novembre, Raffaella Di Nuzzo ha aperto la porta di casa – a ridosso di via Marecchiese e all’ingresso del centro abitato della frazione di Corpolò di Rimini – per fare uscire i suoi cani in giardino, quando si è trovata davanti due lupi, uno a 3-4 metri, l’altro a poco di più. Kendra, una cagnolina di circa 6 kg, ha appena fatto in tempo ad abbaiare che è stata afferrata e portata via. Dichiara il marito Michele: “Mia moglie ancora non riesce a dormire pensando alle urla strazianti della povera Kendra. Era dolce e amorosa, era con noi da circa un anno e mezzo, era stata sequestrata per maltrattamenti e l’avevamo adottata… Non so cosa abbia fatto l’altro lupo, se sia balzato in avanti o no, mia moglie era terrorizzata e subito ha chiuso la porta, mentre trascinava l’altro cane più grosso, Ettore, in casa. Ma i lupi sono tornati ancora, più volte di notte Ettore ringhia forte, sente i lupi dietro la porta di casa. I cani, così come i due gatti, già da prima dormono con noi, non li lasciamo fuori di casa di notte. Abbiamo una recinzione alta due metri di rete metallica su tre lati, il quarto ne è privo, non ho potuto recintare completamente perché confiniamo con il canale del Consorzio di bonifica, e va garantito sempre il transito. I lupi saranno arrivati da lì, e di certo da lì sono passati dopo, è stato fatto un sopralluogo da parte della Regione con il ritrovamento delle impronte. Ora mi dicono che devo chiedere il permesso, se me lo daranno, di chiudere anche il quarto lato, ponendo alla sommità del filo elettrificato. Ma mia moglie va a lavorare al mattino che è ancora buio, e lo stesso al ritorno. Vale anche per me. Ma dobbiamo avere paura dei lupi a casa nostra o appena fuori? Da quella sera, sia al mattino sia di notte, al buio, prima di fare uscire Ettore devo controllare con la torcia se ci sono i lupi in giardino!”

Cosa ha fatto finora la Regione Emilia Romagna, ha chiesto l’abbattimento dei lupi confidenti pericolosi? No, eppure è previsto in deroga da decenni nei casi indicati dall’art. 16 della Direttiva Habitat, soprattutto per la tutela della pubblica incolumità. Lo si poteva fare quando il lupo era definito specie particolarmente protetta, mentre ormai è stato persino declassato.

Da notare che l’Emilia Romagna, ed è un dato scientifico, ha nell’area dell’Appennino parmense e piacentino la più alta densità di lupi al mondo, ben 10 lupi per 100 km², più della Russia, Canada o Mongolia. E l’Italia ha la più alta popolazione di lupi in Europa.

Limitandoci al solo caso di Corpolò di Rimini, volendo chiedere cosa si farà urgentemente, abbiato contattato il dr. Pier Claudio Arrigoni, dell’Ufficio caccia e pesca regionale, mandandogli anche un messaggio: non ha mai risposto né richiamato. Purtroppo in Italia, riferendoci in generale, funzionari, politici e politicanti sull’abbattimento dei lupi troppo numerosi o pericolosi paiono titubanti, forse timorosi dello sparuto ma chiassoso gruppo di animalisti e ambientalisti. Si dice: “Abbiamo le mani legate”, e intanto i lupi sterminano il bestiame, divorano animali domestici fin nei giardini e la gente terrorizzata subisce.

Non senza motivo, visto che l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA), branca scientifica del ministero dell’Ambiente, conferma ufficialmente che i lupi in Italia negli anni 2017-2024 hanno attaccato e ferito senza provocazione ben venti persone, anche con tentativi di predazione di bambini finiti in ospedale.

Non solo, “hanno cominciato a frequentare assiduamente i contesti abitati dall’uomo, in alcuni casi predando cani e gatti randagi o padronali, a volte anche custoditi all’interno di aree recintate”. Come a Corpolò di Rimini. L’Associazione Nazionale per la Tutela dell’Ambiente e della Vita Rurali si chiede quindi, e da tempo, se si debba per forza attendere la disgrazia per intervenire con la gestione e quindi con l’abbattimento dei lupi pericolosi, confidenti e problematici.

Da notare che il “Protocollo sperimentale per l’identificazione e la gestione dei lupi urbani e confidenti” di dicembre 2024 diffuso da ISPRA, a pag. 48 indica che se il lupo/branco attacca o ferisce un cane al guinzaglio (come avvenuto a Torre Pedrera) – e, diciamo noi, ancor di più se nel giardino di una casa con la padrona, come a Corpolò – deve essere rimosso, ossia catturato o abbattuto, essendo un “lupo abituato all’uomo e pericoloso, perché molto vicino all’uomo”.

Lo dice nel Protocollo succitato il punto 16 della Categoria 5, la più grave e allarmante. Se i lupi che hanno agito sono più d’uno e “c’è l’impossibilità di comprendere quale di questi” ha effettivamente attaccato, “sarà inevitabile operare sull’intero nucleo, e sarà opportuno individuare l’azione tenendo conto anche di questo”. Qualcuno in Regione sarà al corrente di questo fatto? E se sì, vuole finalmente attivarsi di conseguenza? Segnaliamo inoltre che ISPRA ha stabilito che, nel solo 2025,  per le situazioni rientranti nelle deroghe alla Direttiva Habitat, in Italia era concesso l’abbattimento di 98-163 lupi, di cui 9-15 in Emilia Romagna (la terza regione per numero di lupi in Italia). Ripetiamo, questo entro il 2025, che però è ormai al termine.

Resta da vedere che conseguenze turistiche avranno questi attacchi e predazioni da parte dei lupi a Rimini, ma anche a Cattolica, visto che ormai sono stati divulgati a livello internazionale. Vorremmo ricordare che gli attacchi alle persone della famosa lupa di San Salvo e Vasto del 2022-2023 furono preceduti dalla predazione diffusa di cani anche dentro i centri urbani. La lupa, ormai spavalda, continuò e passò agli attacchi degli umani, ben 11 accertati da ISPRA nell’arco di dodici mesi, con almeno due tentativi di predazione di bambini di 5 anni, rimasti feriti persino di giorno sulla spiaggia. Nonostante apposite smentite a giugno da parte delle associazioni turistiche locali, a settembre, così titolò il quotidiano Il Centro: “I titolari di agenzie e hotel: dopo le aggressioni sulla riviera, molte prenotazioni sono state cancellate”. Il tutto cessò quando la lupa fu finalmente catturata. Ma la sgradita promozione turistica internazionale durò due anni. Se si vuole che capiti lo stesso in Emilia Romagna, si continui come si fa ora.

Associazione Nazionale per la Tutela dell’Ambiente e della Vita Rurali