Governo e Regioni: premiare i vaccinati e obbligo più ampio. Piano del Viminale per controlli serrati

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  • La nuova stretta sul fronte delle misure anti-Covid potrebbe arrivare già mercoledì, con il Consiglio dei ministri anticipato di 24 ore rispetto al consueto appuntamento del giovedì. A Palazzo Chigi, infatti, cresce la preoccupazione per la criticità di alcune zone dell’Europa del nord-est, a partire dalla confinante Austria. Per questo, l’intenzione è di muoversi subito secondo un doppio binario. Da una parte, una più rigida regolamentazione del green pass (applicando il cosiddetto «modello 2G»), la somministrazione della terza dose di vaccino dopo cinque mesi (anziché sei) e la vaccinazione obbligatoria per alcune categorie particolarmente esposte (certamente i dipendenti delle Rsa, ma si ragiona anche su forze dell’ordine e docenti). Dall’altra un deciso inasprimento dei controlli, tanto che è stato richiesto un piano ad hoc al ministero dell’Interno così da evitare le troppe falle che si sono verificate in questi ultimi mesi.

    La questione delle regole di contenimento anti-Covid è stata oggetto di un lungo confronto a Palazzo Chigi per tutta la giornata di ieri, con tanto di vertice serale tra governo e Regioni per cercare di fare il punto. Una riunione in videoconferenza a cui hanno partecipato il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Garofoli e i ministri della Salute e degli Affari regionali, Speranza e Gelmini. Che hanno trovato i governatori d’accordo sull’inasprimento, compresi i presidenti di Regione della Lega che, è noto, in questi mesi sul punto ha avuto posizioni altalenanti. Anzi, in mattinata è stato proprio un ministro del Carroccio, il titolare del Turismo Garavaglia, a invocare nelle sue interlocuzioni con Chigi una decisa stretta. Le disdette delle prenotazioni in vista della stagione invernale, infatti, sono già due milioni e mezzo e il timore è quello di un vero e proprio déjà vu del Natale scorso. D’altra parte, in questo senso la vicinanza con l’Austria (ma anche la situazione in cui versa la Germania è emergenziale) preoccupa non poco. Non solo perché austriaci e tedeschi sono una parte corposa del turismo invernale nel nord Italia, ma pure perché la contiguità geografica lascia supporre che la nuova ondata di contagi possa presto sconfinare. Non è un caso che in Alto Adige siano già tornate le mascherine obbligatorie all’aperto oltre al coprifuoco in 20 comuni. Tanto che il presidente della provincia autonoma di Trento, il leghista Fugatti, ieri non esitava ad auspicare «interventi diversificati fra chi è vaccinato e chi no». Approccio, seppure con sfumature diverse, condiviso da tutti gli altri governatori e che trova terreno fertilissimo a Palazzo Chigi. Insomma, il criterio – condiviso dallo stesso Draghi – sarebbe quello di «premiare i vaccinati». D’altra parte, ancora ieri, il presidente Mattarella ha ribadito come sia proprio il vaccino lo strumento che ci sta consentendo di «contenere l’offensiva» di «questa violenta quarta ondata».

    La stretta, dunque, è imminente. I termini saranno più chiari nelle prossime 24 ore, quando si riunirà la cabina di regia che precede il Consiglio dei ministri. Si va, come detto, verso il super green pass secondo il «modello G» (valido solo per vaccinati e guariti). Con il solo tampone, insomma, sarà possibile andare al lavoro, ma saranno precluse tutte le attività per le quali è oggi previsto il pass. Una sorta di lockdown light per i cosiddetti no-vax. Soprattutto se passerà la linea più rigorista. È concreta, infatti, la possibilità che la stretta sia applicata subito su tutto il territorio nazionale, superando dunque la consueta distinzione di colori tra zona bianca, gialla e arancione. Questa, almeno, ieri è stata la richiesta dei governatori di molte Regioni tra cui Lombardia, Lazio, Toscana, Campania e Calabria. Si ragiona, invece, sulla possibilità di estendere il green pass ai minori di 12 anni. Un terreno, però, molto delicato. E sul quale Salvini ha già fatto sapere di non essere d’accordo.


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