Negli ultimi giorni il governo britannico ha avviato negoziati con alleati europei nell’ambito dell’Alleanza Atlantica per valutare la possibilità di invio di forze militari in Groenlandia, in risposta alle crescenti tensioni geopolitiche nell’Artico e alle recenti mosse degli Stati Uniti.
La proposta, ancora nella fase iniziale di definizione, emerge da contatti tra funzionari britannici e i loro omologhi di Germania e Francia, con l’obiettivo dichiarato di rafforzare la deterrenza nella regione artica, in particolare contro le minacce percepite di Russia e Cina. Questo schieramento potrebbe includere soldati britannici, navi e aerei da guerra, inseriti in un’architettura di sicurezza più ampia sotto l’ombrello della NATO.
Il contesto va letto sullo sfondo delle pressioni statunitensi sulla Groenlandia, con l’amministrazione americana che, secondo fonti internazionali, non esclude l’utilizzo delle forze armate per garantire il controllo della vasta isola strategica, ricca di risorse naturali e posizionata lungo rotte marittime e punti chiave per la sorveglianza militare.
I leader dell’Unione Europea, tra cui Keir Starmer (Regno Unito), Emmanuel Macron (Francia), Olaf Scholz (Germania) e Giorgia Meloni (Italia), hanno ribadito in una dichiarazione congiunta che la Groenlandia fa parte della NATO attraverso la Danimarca e che la sovranità territoriale deve essere rispettata, mentre la sicurezza artica resta una priorità collettiva.
Fonti diplomatiche citate da media specializzati aggiungono che l’UE sta anche valutando l’ipotesi di inviare proprie truppe su richiesta della Danimarca, come deterrente qualora le tensioni dovessero escalationre, pur ammettendo che un contingente europeo difficilmente fermerebbe un’azione militare su vasta scala senza un chiaro mandato politico.
Al momento non esiste un piano operativo definitivo e gli accordi sono in una fase preliminare di discussione. Tuttavia, il fatto stesso che Londra stia esplorando opzioni con partner europei segnala un cambio di passo nel ruolo strategico britannico nell’Artico e un crescente coordinamento tra UE e NATO di fronte alle sfide poste dall’attuale scenario internazionale.
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