Grillini sotto un ponte Governo sotto un treno

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  • Ne azzeccassero non dico una, almeno mezza. Niente, non c’è proprio niente da fare e i Cinque Stelle di lotta (a parole) e di governo (poltrone e affari) sono riusciti a perdere anche la mamma di tutte le loro battaglie mediatiche. Domani, a due anni dal crollo, riapre infatti il nuovo ponte Morandi (da ora ponte Piano) e sapete a chi saranno consegnate le chiavi? Roba da non crederci: ai Benetton.

    Perché accade questo è un complicato groviglio ma detto in sintesi suona così: Conte è un bravo signore ma è uno totalmente incapace ed è circondato – sembra impossibile – da gente più incapace di lui. Il «ponte Benetton» ne è prova inconfutabile, purtroppo non l’unica. Prendiamo l’app Immuni, il marchingegno scova virus che avrebbe dovuto liberarci dalla schiavitù di tante precauzioni. «La utilizzeranno almeno il sessanta per cento di italiani», avevano previsto a Palazzo Chigi due mesi fa. Risultato? Siamo fermi al due per cento, cosa che la rende assolutamente inutile nonostante il grande investimento fatto per allestirla e lanciarla.

    Il «Ponte Benetton» e «l’app flop». Può bastare? Macché. Tre giorni fa le Ferrovie dello Stato – società pubblica – annuncia: da lunedì via restrizioni sui treni italiani, si torna alla normalità nonostante il governo abbia prolungato lo stato di emergenza. Fantastico, hanno pensato milioni di italiani in lista di attesa per viaggiare verso l’estate. Entusiasmo gelato ieri dal ministro della Sanità Speranza: scusate, abbiamo scherzato, resta tutto come prima: posti alternati e corse ridotte, treni con il distanziamento obbligatorio e altri nei quali sono leciti gli assembramenti (tutti i locali e i regionali).

    Il «Ponte Benetton», «l’app flop» e i «treni scherzi a parte», ma il pezzo forte in questi giorni resta l’immigrazione. Il ministro degli Interni che doveva fare dimenticare Salvini, Luciana Lamorgese, sta disperatamente cercando, negandolo e senza riuscirci, di applicare la ricetta Salvini per arginare quello che ormai è un vero e proprio assalto: «Basta, non ne possiamo più, questi signori vanno rispediti subito a casa», ha detto ieri in perfetto linguaggio leghista.

    Ma tornando all’inizio di questa nota il mio pensiero solidale non può che andare al nostro idolo Danilo Toninelli, detto tontolone, che dopo aver perso la poltrona di ministro per il ponte di Genova (e non solo) ora deve pure ingoiare la riconsegna ai Benetton del medesimo manufatto. È l’unico che non aveva capito che il suo partito e il suo governo sono dei cialtroni. E questo gli fa onore (a patto che torni a fare l’assicuratore a Cremona, è la sua giusta dimensione).


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