Guerra in Iran e caro petrolio. Budapest, Orbán rilancia contro le sanzioni Ue alla Russia. Telefonata fra Trump e Putin: Russia disponibile a ripristinare le forniture all’Europa per calmierare i prezzi

Il governo ungherese rompe il fronte europeo sulle politiche energetiche. Il primo ministro Viktor Orbán ha infatti formalizzato una netta richiesta alla Commissione Europea, sollecitando l’immediata sospensione di tutte le misure restrittive attualmente in vigore contro le esportazioni di gas e petrolio provenienti da Mosca.

La mossa del leader magiaro si inserisce in un panorama economico globale fortemente scosso dai rincari legati all’attuale crisi mediorientale. A fronte di questa situazione, i vertici del Cremlino hanno confermato la disponibilità a garantire nuove forniture per calmierare i mercati, precisando però di voler mantenere i rapporti commerciali esclusivamente con quelle nazioni ritenute partner affidabili. Tra questi figurano gli Stati dell’area asiatica, la Slovacchia e, per l’appunto, l’Ungheria, mentre la presidenza russa resta in attesa di segnali distensivi da parte di Bruxelles.

Queste tensioni economiche e commerciali fanno da sfondo ai delicati equilibri geopolitici affrontati oggi durante un lungo colloquio telefonico tra Vladimir Putin e Donald Trump. I due presidenti, tornati a confrontarsi dopo un paio di mesi di silenzio, hanno intrattenuto una conversazione di oltre un’ora, definita reciprocamente costruttiva, spaziando dalle dinamiche energetiche ai principali teatri di guerra internazionali.

Sul tavolo è finita in primis la situazione in Iran, giunta al suo decimo giorno di combattimenti. Mentre la leadership di Washington ha ipotizzato una rapida conclusione delle ostilità, la presidenza russa ha ribadito la necessità di una tempestiva soluzione diplomatica. In parallelo, Putin ha inviato un messaggio di vicinanza politica alla nuova Guida Suprema iraniana Mojtaba Khamenei, sebbene manchino tuttora conferme ufficiali riguardo a un ipotetico supporto militare o di intelligence di Mosca in favore di Teheran.

Il confronto telefonico ha infine toccato in maniera approfondita il dossier ucraino. Le autorità russe hanno evidenziato come le recenti avanzate militari nel bacino del Donbass debbano spingere l’amministrazione di Kiev a prendere seriamente in considerazione l’avvio di trattative di pace. In tal senso, da Mosca è arrivato un chiaro invito agli Stati Uniti affinché esercitino un’azione di persuasione decisiva nei confronti della leadership ucraina per riattivare i negoziati.