Il Consiglio europeo si è concluso oggi in una situazione di stallo. Il premier ungherese Viktor Orban ha bloccato l’erogazione del finanziamento da 90 miliardi di euro destinato all’Ucraina, subordinando il proprio consenso alla risoluzione della controversia sull’oleodotto Druzhba e sintetizzando la propria posizione nella formula “No oil, no coin”. La mossa di Budapest ha innescato una serie di reazioni durissime da parte dei principali leader continentali.
La reazione delle istituzioni
Il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa ha usato toni molto netti nel commentare l’accaduto. I capi di Stato e di governo intervenuti durante i lavori hanno stigmatizzato il comportamento del leader magiaro, ricordando che gli impegni assunti in sede comunitaria vanno rispettati e che nessun singolo Paese puo’ esercitare forme di ricatto nei confronti delle istituzioni dell’Unione.
Sulla stessa linea la presidente della Commissione Ursula von der Leyen, che ha ricordato come l’intesa raggiunta lo scorso dicembre prevedesse gia’ l’esclusione di tre nazioni dalla partecipazione al prestito. Quella condizione, ha sottolineato, era stata pienamente rispettata. La numero uno dell’esecutivo comunitario ha quindi assicurato che Bruxelles onorera’ i propri obblighi verso Kiev, trovando una strada alternativa qualora il blocco dovesse persistere.
La posizione tedesca
Particolarmente severo il giudizio espresso dal cancelliere tedesco Friedrich Merz, che ha definito il gesto di Orban un atto di grave slealta’ destinato a produrre ripercussioni ben oltre il singolo episodio. Interpellato sulla possibilita’ di superare il meccanismo dell’unanimita’ introducendo il voto a maggioranza qualificata per sbloccare dossier come quello ucraino, Merz ha lasciato intendere che il tema sara’ oggetto di discussione nei prossimi appuntamenti istituzionali.
La posizione italiana
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha preso le distanze dalle ricostruzioni giornalistiche che la dipingevano vicina alle ragioni di Budapest. La premier ha definito bizzarre le interpretazioni apparse su alcune testate internazionali, ribadendo di aver sempre considerato la questione risolvibile. Per uscire dall’impasse, secondo la leader italiana, la chiave risiede in un approccio piu’ flessibile da parte di tutti gli attori coinvolti nel negoziato.











