Guerra Ucraina. Kiev, tre morti nei raid e Zelensky chiede “brigate” europee al fronte

Il conflitto in Ucraina tocca oggi il suo 1461esimo giorno senza mostrare segnali di de-escalation, con un bilancio che continua ad aggravarsi sia sul fronte militare che su quello civile. Nella giornata odierna, le forze armate russe hanno sferrato nuovi attacchi combinati utilizzando droni e missili, colpendo duramente le regioni meridionali del Paese. Mentre si contano le vittime a Odessa e Zaporizhzhia, il presidente Volodymyr Zelensky ha lanciato un nuovo monito alla comunità internazionale attraverso i media britannici, sostenendo che Vladimir Putin abbia di fatto già innescato un conflitto di portata mondiale.

L’offensiva nel sud del Paese

Le sirene d’allarme hanno risuonato nuovamente stamattina, portando devastazione nelle aree residenziali e industriali. Secondo quanto riferito dalle autorità locali, il bilancio provvisorio è di almeno tre morti e numerosi feriti. Il governatore Oleg Kiper ha confermato che nella regione di Odessa due persone hanno perso la vita a causa dell’impatto di droni kamikaze, un evento che ha causato il ferimento di altri tre cittadini. Parallelamente, a Zaporizhzhia, i vettori di Mosca hanno centrato alcune infrastrutture industriali, uccidendo un uomo di 33 anni e ferendo una seconda persona.

La richiesta di truppe straniere e le accuse agli alleati

In un intervento rilasciato alla BBC, il leader ucraino ha delineato uno scenario cupo, sottolineando la necessità di fermare le ambizioni del Cremlino per garantire la sicurezza globale. Zelensky ha espresso il desiderio che i partner occidentali, specificamente Francia e Regno Unito, schierino le proprie brigate non solo nelle retrovie, ma più vicino alla linea di contatto, suggerendo un dispiegamento logistico e difensivo che potrebbe alleviare la pressione sulle forze di Kiev.

Il presidente non ha risparmiato critiche verso alcuni partner europei, accusati non solo di scarso supporto finanziario, ma di ostacolare attivamente l’invio dei fondi necessari alla difesa. Ha inoltre evidenziato come l’obiettivo finale sia il ritorno ai confini del 1991, definendo qualsiasi cessione territoriale, in particolare nel Donetsk, come un abbandono inaccettabile che fratturerebbe la società ucraina.

Lo stallo diplomatico e le sanzioni

Sul fronte diplomatico, si profilano all’orizzonte colloqui trilaterali tra Ucraina, Stati Uniti e Russia focalizzati sulla gestione della centrale nucleare di Zaporizhzhia, come riportato dalla stampa locale. Tuttavia, lo scetticismo regna tra le cancellerie europee. Il ministro degli Esteri tedesco Johann Wadephul, arrivando al Consiglio Affari Esteri dell’UE, ha ribadito che da parte di Mosca non emerge alcuna reale volontà di compromesso, sottolineando che spetta alla Russia fare il primo passo concreto.

Anche sul versante delle sanzioni la strada appare in salita. L’Alta rappresentante UE Kaja Kallas ha ammesso che, nonostante le discussioni in corso sul ventesimo pacchetto di misure restrittive contro la Russia, non sono attesi progressi immediati nella giornata di oggi, complice il veto posto dall’Ungheria.