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Il video di Beppe Grillo contro Giuseppe Conte potrebbe essere la pietra tombale che dà il colpo di grazia al Movimento 5 Stelle. Lo schiaffo morale fondatore del M5S a Giuseppe Conte, pare non abbia una visione politica per porsi come leader del MoVimento ma era adeguato come premier per il Paese, ha smosso le acque tra i grillini, che ora minacciano di abbandonare Grillo. Una delle voci più autorevoli che si è alzata contro il fondatore è quella di Vito Crimi, che in queste ore valuta se restare o lasciare.
L’attuale capo politico e senatore del Movimento, su Facebook ha tuonato: “Beppe Grillo ha indetto la votazione del comitato direttivo impedendo una discussione e una valutazione della proposta di riorganizzazione e di rilancio del MoVimento 5 Stelle alla quale Giuseppe Conte ha lavorato negli ultimi mesi, su richiesta dello stesso Beppe“. Per la prima volta, Vito Crimi ha criticato apertamente e pubblicamente il fondatore del MoVimento: “Pur rientrando fra le sue facoltà indire la votazione, non concordo con la sua decisione“.
Parole che pesano come macigni da parte del capo politico del M5S, in disaccordo soprattutto nell’utilizzo della piattaforma Rousseau per la votazione del nuovo comitato direttivo, “poiché questa è inibita al trattamento dei dati degli iscritti al MoVimento. Inoltre, consentire ciò violerebbe quanto disposto dal garante della Privacy“. Rabbia e delusione serpeggiano ora tra i grillini, spiazzati dalla decisione di Beppe Grillo di allontanare l’uomo che fino a poche settimane fa sembrava essere l’unico capace di tirare su le sorti del MoVimento. “Gli avvenimenti di questi giorni, in particolare delle ultime ore, mi inducono ad una profonda riflessione sul mio ruolo nel comitato di Garanzia e sulla mia permanenza nel MoVimento. Manterrò le mie funzioni per il tempo utile a consentire gli adempimenti necessari allo svolgimento delle prossime consultazioni“, ha concluso Vito Crimi.
C’è fermento del Movimento 5 Stelle e non sono pochi quelli che potrebbero voltare le spalle a Beppe Grillo, mettendo anche in serio dubbio la tenuta del governo di Mario Draghi. Le critiche piovono sul fondatore del MoVimento da più parti. “A volte gli elevati si collocano in luoghi così inaccessibili e lontani che non riescono più a captare il sentire del proprio popolo, forse solo questa sordità può spiegare perché si affida un progetto prima a un leader usando parole di miele per lodarlo e dopo pochi mesi si usano per la stessa persona, che nel frattempo ha conquistato i cuori del popolo cinquestelle, parole di fiele“, ha detto il deputato Aldo Penna.
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