I furbetti dei 600 euro appartengono a Lega, M5S e Italia Viva

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  • I furbetti non hanno ancora un nome. Ma hanno un colore politico ben definito. Lo scoop di Repubblica ha terremotato questa domenica di agosto. Cinque deputati avrebbero chiesto e ottenuto dall’Inps il bonus da 600 euro, varato dal governo giallorosso per sostenere il reddito di autonomi e partite Iva in difficoltà durante la crisi del coronavirus.

    Stando sempre a Repubblica ora questi parlamentari hanno un’appartenenza politica. Si tratta di diversi partiti di maggioranza e opposizione: tre sarebbero della Lega, uno del Movimento 5 Stelle e uno di Italia Viva. Inoltre, nella vicenda sarebbero coinvolti anche duemila tra assessori regionali, consiglieri regionali e comunali, governatori e sindaci.

    Per quanto riguarda i deputati leghisti coinvolti, è stato lo stesso Matteo Salvini a stroncare il gesto. Diretto, il leader del Carroccio, ha condannato il comportamento dei deputati e ha accusato l’Inps: “Che un parlamentare chieda i 600 euro destinati alle partite Iva in difficoltà è una vergogna. Che un decreto del governo lo permetta è una vergogna – attacca Salvini – ma che l’Inps abbia dato quei soldi è una vergogna. In qualunque Paese al mondo, tutti costoro si dimetterebbero”.

    Dure anche le parole della presidente di Fratelli D’Italia, Giorgia Meloni. Ha definito la vicenda uno squallore. E poi ha aggiunto: “Una brutta storia di deputati avidi e governo incompetente sulla quale pretendiamo massima chiarezza. Intanto, visto che l’Inps non fa i nomi per questione di privacy, invito ogni parlamentare a dichiarare ‘#Bonus Inps io no!’. In modo che i nomi emergano lo stesso, per esclusione”.

    A intervenire sul caso è anche il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, che su Facebook ha scritto: “Oggi la Repubblica parla di 5 Parlamentari, di 5 poveri furbetti che durante la pandemia hanno avuto il coraggio di avanzare richiesta allo Stato per avere il bonus di 600 euro riservato ai lavoratori autonomi e alle partite iva in difficoltà. Evidentemente non gli bastavano i quasi 13mila euro netti di stipendio al mese, non gli bastavano tutti i benefit e privilegi di cui già godono. È vergognoso. È davvero indecente”.

    Poi ha aggiunto:“Questa pandemia ha fatto danni economici senza precedenti. Ci sono state persone che hanno perso il lavoro, aziende che hanno visto il proprio fatturato scendere in maniera drastica, attività che hanno chiuso senza più riaprire. E questi 5 personaggi invece di rispondere al popolo che li ha eletti hanno ben pensato di approfittarne – prosegue Di Maio – i nomi di queste 5 persone sono coperti dalla legge sulla privacy. Bene, siano loro ad avere il coraggio di uscire allo scoperto. Chiedano scusa agli italiani, restituiscano i soldi e si dimettano, se in corpo gli è rimasto ancora un briciolo di pudore. Non importa di quale forza politica siano espressione. Mi auguro che anche le altre forze politiche la vedano come noi”.

    Anche il presidente della Camera, Roberto Fico, ha condannato il comportamento dei cinque furbetti: “È una vergogna che cinque parlamentari abbiano usufruito del bonus per le partite Iva. Questi deputati chiedano scusa e restituiscano quanto percepito. È una questione di dignità e di opportunità. Perché, in quanto rappresentanti del popolo, abbiamo degli obblighi morali, al di là di quelli giuridici. È necessario ricordarlo sempre”.


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