I numeri del “partito del non voto”: tutte le alchimie per evitare le urne

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

Da una “santa alleanza»”antisovranista a un patto tra M5s e progressisti: le maggioranze che potrebbero crearsi domani.

Il partito del non voto studia le possibili maggioranze in Parlamento per allontanare l’incubo di elezioni anticipate in autunno.

Al partito del non voto, ieri, si è unito anche Beppe Grillo, che dal blog ha imposto la linea al Movimento: no a nuove elezioni, aprendo a possibili alleanze per far continuare la legislatura.

Al netto dell’intervento del comico, sono almeno tre gli scenari che darebbero vita a un governo in grado di ottenere la fiducia a Montecitorio e Palazzo Madama. Bloccando la corsa di Matteo Salvini verso le urne.

Il primo incastro prevede una maggioranza parlamentare che vada da LeU a Forza Italia: un esecutivo di unità nazionale (o salute pubblica) che tenga fuori Fratelli d’Italia e Lega. Un governo che nasca su impulso del Colle e metta insieme una coalizione su alcuni punti programmatici. Un governo di unità nazionale avrebbe una maggioranza schiacciante sia alla Camera che al Senato. Sommando i voti a Montecitorio di Leu (14) Forza Italia (104), Pd (111), M5S (216) Misto (27) si arriva a 472: un margine ampio rispetto al soglia dei 316 voti per incassare la fiducia. E il governo di salute pubblica non avrebbe alcuna difficoltà anche nel passaggio al Senato: Pd (51), M5S (107), Forza Italia (62), Misto (15) totalizzerebbero 235. Oltre dunque i 161 voti per far partire l’esecutivo. Con questa ipotesi il fronte sovranista, Lega e Fratelli d’Italia, sarebbe relegato all’opposizione.

Il secondo scenario su cui può nascere una maggioranza parlamentare punta a un accordo tra Cinque stelle, Pd, LeU e sinistra, con l’intero centrodestra all’opposizione. In questo caso i numeri sarebbero sufficienti. Alla Camera, il governo Pd-Cinque stelle conterebbe su una maggioranza di 368 voti: una cinquantina di voti in più rispetto alla soglia di 316 voti per incassare la fiducia. Al Senato, la maggioranza si assottiglia. Pd-M5s-Leu e Misto arrivano a 181 voti: una ventina di parlamentari di margine rispetto ai 161 per far decollare il governo. In questo caso bisognerà capire il potere di controllo del nuovo segretario del Pd Nicola Zingaretti sui parlamentari: i gruppi sono espressione renziana e potrebbero essere tentati a un’ipotesi di accordo con i Cinque stelle, per non perdere la poltrona. Zingaretti ha però chiesto il voto anticipato, mettendo le mani avanti a ogni ipotesi di inciucio.

C’è poi una terza maggioranza che potrebbe nascere in Parlamento. Ipotesi sul tavolo, che però al momento non viene presa in considerazione perché Lega e Fdi hanno chiesto le elezioni anticipate. Scenario che prevede la formazione di un governo di centrodestra, Lega-Fdi-Forza Italia con l’appoggio di una pattuglia di grillini e renziani (responsabili). I numeri vanno trovati in Parlamento con una campagna acquisti: il centrodestra parte a Montecitorio da 262 voti. Servirebbero una cinquantina di parlamentari, tra grillini e renziani, per ottenere il via libera. Al Senato, il centrodestra, senza i responsabili, può contare su 138 voti. Anche in questo caso ne servono almeno una trentina di senatori disponibili a far nascere un esecutivo di centrodestra. Il Giornale.it

  • WP Facebook Auto Publish Powered By : XYZScripts.com