I “professionisti della questua”: dalla Serbia all’Italia per elemosinare (40 euro l’ora)

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Tre finti mendicanti sono stati fermati a Modena: hanno raccontato di venire e tornare dalla Serbia, sempre in aereo, per chiedere l’elemosina, fingendosi bisognosi.

Sono i pendolari della questua, fermati a Modena lo scorso venerdì e sanzionati dalla polizia locale.

I tre fermati, due uomini e una donna, si appostavano nelle zone più trafficate e di passaggio della città. In mano un cartello con la scritta: “Vi prego aiutatemi ho due bimbi ho perso lavoro”. Così fermavano passanti e giravano tra le macchine ferme ai semafori, per chiedere qualche euro. I cittadini, infastiditi dall’insistenza dei tre mendicanti, avevano segnalato la situazione alla polizia municipale, che aveva iniziato a tenerli d’occhio, come riporta la Verità.

Lo scorso venerdì, poi, i tre sono stati fermati e identificati: sono risultati essere di origine serba, con regolari documenti, arrivati in Italia solo pochi giorni prima, in aereo fino a Roma e poi in treno fino a Bologna. Sono stati loro a raccontare il viaggio e ad ammettere di essere dei “professionisti dell’elemosina”. A Bologna la concorrenza sarebbe troppa per i tre mendicanti di professione, che preferiscono spostarsi a Modena, per avere più guadagni: sembra che solamente in mezz’ora abbiano guadagnato 20 euro. Ipotizzando 8 ore al giorno di “lavoro”, fanno 320 euro al dì. Per 28 giornate lavorative, significano 8300 euro al mese. Spicciolo più, spicciolo meno.

La polizia municipale ha accertato anche che il trio solitamente torna in Serbia, circa due volte al mese e sempre in aereo. Il denaro raccolto il giorno del fermo è stato sequestrato e i tre sono stati sanzionati per aver violato l’articolo 48 del regolamento di polizia urbana, che viene di causare disturbo ai passanti nel chiedere l’elemosina.

In Italia, sono diversi i finti mendicanti, che usano tecniche più disparate per impietosire i passanti: dai finti figli malati, alla perdita del lavoro, fino all’uso dei cani. A gennaio, infatti, l’associazione di difesa di animali e ambiente aveva denunciato il racket dei cani usati dai professionisti della questua. Il Giornale.it

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