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Attenzione, attenzione: la notizia che stiamo per comunicarvi potrebbe urtare la vostra sensibilità. Concita De Gregorio ha intenzione di abbandonare i social network. Anzi, in realtà vorrebbe che tutti voi, cioè tutti noi, ce ne andassimo dalle reti sociali. Noi, con le nostre discussioni prosaiche e pedestri, i nostri status poco radical e per niente chic e a volte, magari, quasi di destra. Ohibò. E poi quella dannata e meschina ricerca della visibilità: «Tendenza. Che parola assurda, senza l’indicazione di un approdo. Verso cosa tende, esattamente, questa tendenza? Che trappola. La reputazione, la popolarità», scrive la sacerdotessa della sinistra più à la page che, a dirla tutta, non è esattamente un’eremita: ha diretto giornali, conduce programmi in tv e scrive costantemente sulle pagine di quotidiani nazionali. Una vita ricca di pubblicistica e quindi pubblicissima, costellata di successi. Ma, ripetiamo, il problema non è lei, il problema sono gli altri: le frotte noiose e omologate che infestano il web con le loro porcherie. Certo, Facebook, Instagram e anche Twitter (specialmente da quando è di Musk!) non sono il catalogo della Adelphi, è piuttosto evidente a tutti, ma da una vessillifera dell’inclusività e da una ambasciatrice della tolleranza ci si aspetterebbe un po’ più di umana comprensione verso il popolo della strada digitale. E invece no, la De Gregorio affonda il colpo senza esitazione, emana la condanna senza alcuna possibilità di appello, esprime con straordinaria ed esemplare franchezza tutto il suo disprezzo: «Le persone migliori che conosco non sono sui social(…). Però ripeto: statisti, inventori, poeti, navigatori, gente che pensa e scrive e lavora a costruire mondi (…). Non sono sui social». Insomma il messaggio è chiaro: il web è troppo democratico, troppo simile al mondo reale e quindi voi, buzzurri che non siete altro, «fate presto e uscite dai social», così la sinistra potrà trasformarli nell’ennesimo privè radical chic.
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