ICE, Trump e l’ipocrisia dei media: quando la memoria selettiva fa più rumore dei fatti … di Gianni Toffali

È noto che per mantenere l’audience ai massimi livelli, taluni media esercitano l’antica pratica del tiro al piccione. Più il piccione è malvagio (o sedicente tale), più i fragori degli spari sono potenti e più alto è lo share. I piccioni più impallinati sono Trump, Putin, Maduro, e l’ayatollah Alì Khamenei. Nelle ultime ore, il volatile più bersagliato è indubbiamente il presidente degli Stati Uniti. Le efferatezze perpetrate dal Dipartimento della sicurezza interna degli Stati Uniti d’America (Ice) hanno addirittura rubato la scena alle annunciate invasioni della Groenlandia e dell’Iran. Leggendo alcuni organi di informazione, sembra che il corpo impiegato nel controllo della sicurezza delle dogane e dell’immigrazione sia uscito dal magico (e truce) cappello del cattivissimo yankee Trump. Palle! Premesso che la gestione dell’ICE si sta rivelando problematica e che le morti causate sono un dramma che il tycoon e Vance non possono ignorare, è bene far presente che l’ICE fu costituita da George Bush nel 2003. Successivamente, i poteri e l’assetto attuali gli furono conferiti da Barack Obama nel 2010 nell’ambito del Communities Security Program. Ciò che i media mainstream non dicono, è che durante i due mandati della presidenza Obama, morirono 56 persone tra operazioni e detenzione. Viene pure omesso che Obama espulse dagli Stati Uniti 5,3 milioni di immigrati irregolari. Il democratico e inclusivo Biden non fu da meno: impiegò l’ICE per espellere 4,9 milioni di irregolari. Sotto la sua presidenza, si contarono 25 morti. Si può dunque evincere che la politica a Stelle e Strisce verso gli irregolari è sempre stata molto energica (il famoso muro al confine col Messico, realizzato da Bill Clinton, docet!) ma, considerato il risalto conferito agli delitti commessi da agenti ICE, sotto la presidenza Trump, la sensazione che i Black Lives Matter abbiano contagiato non poche veline del sistema.

Gianni Toffali