Ignoti a noi stessi….del ns. editorialista Mr.Star

  • Le proposte di Reggini Auto

  • A prescindere dalle ideologie politiche, pericolose e del tutto superflue oggi a San Marino, occorre riconoscere che il Governo ha fatto molto grazie alle spinte esterne e vien da chiedersi chi non avrebbe dovuto fare le stesse cose con una spada di damocle come quella italiana sul cranio. Ha fatto molto di quel che gli è stato chiesto ma forse con poca convinzione e con nessuno strumento adeguato di Comunicazione se non quello dei canali diplomatici che evidentemente hanno sortito molto meno di quel che si pensasse pur lavorando alacremente. Quando ci si ritrova a dover inseguire mete prefissate, il fiato si fa corto, il pensiero si espande fino ad annebbiarsi e i timori diventano ostacoli insormontabili ben più delle poche certezze. La svolta obbligata di San Marino, sotto l’attenzione internazionale e la quotidiana fustigazione da parte della politica italiana, i media son stati usati per creare terrore e incertezze, deve essere letta con una sola chiave di lettura: siamo tutti responsabili di quanto è avvenuto e avviene e dunque nessuno ne è direttamente responsabile come diretta conseguenza. Così non è e non può più essere d’ora innanzi, perchè tutto è cambiato e in maniera sostanziale e non solo fuori dai nostri confini ma anche dentro di noi. Siamo toccati profondamente da quanto accade e tutti ci stiamo chiedendo in quale misura ci si possa illudere che nessuno abbia colpe e responsabilità. San Marino ha bisogno di aiuto, il nostro e ora più che mai di solidarietà, dopo decenni di invidie, maldicenze, proscrizioni trasversali, guerre tribali fra famiglie e fra membri delle stesse famiglie, divisioni e unioni di comodo non “per” ma “contro”, culminati in una tregenda che leggiamo attoniti giornalmente, senza soluzione di continuità, incubo che nessuno può reggere ancora per molto. C’è un paese in affanno, in grave difficoltà, come ci ha voluto far sapere qualcuno a cui non tutti guardano con occhi assenzienti e a cui tanti, troppi, rovesciano addosso colpe per un “ventennio” di cui solo ora si pagano le conseguenze. Mi sembra una chiave di lettura limitata, parziale, scorretta nella ricerca di capri espiatori che oggi non hanno più senso se non quello di vendette personali o tra tribù rivali per tanti motivi di cui intuiamo in parte le cause, ora ben ingombranti su tutto il territorio. C’è bisogno di sostenere, non criminalizzare, c’è bisogno di aiuto, non di motivi per spingerci ancor più sul lato più alto del baratro, c’è bisogno di riconciliazione, pur se momentanea per riflettere, capire e proporre senza logiche tribali o di appartenenza politica partitica, possibili soluzioni a problemi che riguardano tutti. Lasciamo le Porsche, le Ferrari, le Lamborghini, le Aston Martin nei garage o magari mettiamole in vendita perchè questo paese chiede aiuto e ci mostra, come fantasmi mai scomparsi, le vestigia di un Monte spoglio, con poche case, tanti sassi e rocce che sono proprio sotto ai nostri piedi ma che nessuno ha più visto, in nome di un arricchimento e di un benessere “orripilanti” e lontano da ciò che a noi serve veramente anni luce. San Marino ha bisogno di te, di me, di noi tutti senza facile e scontato populismo, atti di partito che stridono con le azioni, proclami vetusti, atti accusatori senza senso, lontani dall’essere giusti e non di parte e di comodo. Questi palazzi che impediscono la vista del Monte, queste gru invadenti e incipienti, queste strade continuamente bloccate per lavori e ancora lavori, queste auto che sfrecciano a velocità grande, con queste targhe ignobili su cui si legge l’ignoranza profonda in cui siamo precipitati senza rendercene conto, queste Banche così evidenti e questa economia che improvvisamente ci appare ostile e arrogante ci allontanano dalla realtà e ci fanno vivere storie che non appartengono alla nostra reale cultura. Se progresso e riformismo significano perdere identità, rispetto, onore e valori che anche ai più iconosclasti oggi sembrano preziosi tesori da riesumare, se l’afflato cristiano si disperde solo nell’abbraccio di uno o più partiti, allora significa che abbiamo sbagliato percorso, che è ora di fermare il passo e guardarci dentro, profondamente, lungamente, senza vergogna nè paure, solo con la consapevolezza che un cambiamento è necessario e si impone. Il Governo deve governare e deve poterlo fare volendolo fare, non essendo obbligato a farlo per volere di chicchessia, mettendo a repentaglio una Sovranità che grida la propria esistenza, sepolta dalla volgarità di un presente che in tanti non riconosciamo. Abbiamo sbagliato, ammettiamolo tutti, senza puntare il dito su questo e quello per sentirci senza colpa. Chi ha responsabilità deve riconoscere i propri errori e chi ha responsabilità di Governo ancora di più deve saperci guidare verso una via d’uscita ammettendo che qualcosa non ha funzionato, che la verità non è solo un esercizio di stile e che le azioni non sono mai senza conseguenze. Si prenda atto che si lavora per San Marino e che solo in nome di questo paese si può prendere decisioni riconoscendo i meriti e arginando i demeriti. Il Governo superi le rapide e smetta di inseguire per proporre, contrastare, valorizzare, riconvertire un sistema che si è nutrito troppo spesso di marciume e che merita nuove e più alte possibilità. Sarà un modo per espiare errori e responsabilità, trarre conclusioni e fare nuovi bilanci con l’aiuto di tutti e non più di qualcuno soltanto. Il solo privilegio che questa Terra antica e fiera deve mantenere lo abbiamo sotto ai nostri piedi, lo calpestiamo pensando che quei sassi e quelle rocce siano solo fantasmi di epoche passate. Così non è e ora ne siamo consapevoli, spero, a prescindere da ideologie politiche e altre amenità di cui non abbiamo più bisogno. Da responsabili e dopo aver accettato i nostri errori, si ricordi che avremo un futuro solo se sapremo dare un valore al nostro passato. Cessino le gran casse partitiche, i rombi dei motori, le ruspe dei cantieri, il fruscio delle banconote e il ticchettare dei computer, almeno per riflettere su ciò che siamo diventati, ignoti a noi stessi.