Il centrodestra chiede il rinvio dei voti: “Sospendiamo i lavori d’aula”

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print
  • Le proposte di Reggini Auto

  • La Camera potrebbe fermarsi momentaneamente. È questo il serio rischio che si potrebbe verificare considerando l’aumento dei contagi all’interno del palazzo: l’ultima positività accertata è stata quella di Maurizio Lupi, a capo della componente Noi con l’Italia-Usei del gruppo Misto. Il numero dei deputati colpiti dal Coronavirus sale così a 14: questa mattina si è aggiunta anche l’ex grillina Alessandra Ermellino. Nei giorni scorsi è stata la volta di tre capigruppo: Davide Crippa del Movimento 5 Stelle, Francesco Lollobrigida di Fratelli d’Italia e Mariastella Gelmini di Forza Italia. Anche al Senato ci sono tre parlamentari positivi. Ed è proprio sulla base di questa situazione che il centrodestra ha chiesto formalmente a Roberto Fico di sospendere i lavori d’aula per almeno una settimana. L’istanza è giunta al presidente della Camera in tarda mattinata.

    La stessa Gelmini tiene a precisare che “nessuno vuole bloccare il Parlamento“, ma la notizia viene confermata da fonti di Montecitorio. Nello specifico si tratterebbe di uno stop dei voti d’aula sugli atti e non dell’esame degli stessi. Perciò si potrebbe non procedere all’esame della proposta di legge a prima firma Zan sull’omofobia. Martedì l’Aula della Camera dovrebbe votare le questioni pregiudiziali, presentate proprio dalle opposizioni, sul testo Zan e poi proseguire in settimana con l’esame. Ora però è stato chiesto più tempo per consentire la presenza in Aula durante l’esame di quella che viene definita “una legge delicata“, che “divide” e “non ci trova tutti d’accordo“. Tra gli altri temi all’ordine del giorno vi sono le mozioni del centrodestra sul Ponte sullo stretto e la situazione di Borsa Italiana. Due questioni a cui le forze di opposizione tengono particolarmente e dunque spingono per essere presenti in occasione dell’esame. Il leghista Riccardo Molinari – risultato negativo al tampone ma che comunque dovrà stare in quarantena – fa notare che tutti i presidenti dei gruppi di opposizione sono in isolamento fiduciario e per tale motivazione sarebbe opportuno “non discutere di questi provvedimenti importanti“.

    L’ipotesi del voto da remoto

    Una fonte di centrodestra tiene a sottolineare che sono in corso contatti con tutti i gruppi “per svolgere la prossima settimana in Assemblea solo le sedute in cui non sono previste votazioni“, precisando che almeno per il momento non è arrivata nessuna risposta ufficiale né dalle forze di maggioranza né da Roberto Fico. Intanto torna ad accendersi nuovamente il dibattito sulle votazioni da remoto, su cui però sono evidenti le divisioni. L’opzione mette d’accordo quasi tutto il governo giallorosso e il presidente della Camera, mentre Italia Viva e il centrodestra rimangono contrari. I tempi tuttavia si preannunciano lunghi: come riportato da La Repubblica, Fico si è limitato a convocare in audizione giuristi ed esperti informatici. Per arrivare a una risposta definitiva potrebbero volerci addirittura 15 giorni.

    Se da una parte il deputato del Pd Stefano Ceccanti ha raccolto 114 firme per il voto a distanza, sostenendo che sia “assurdo che a chiedere un rinvio dei lavori siano proprio i gruppi di opposizione che respingono la proposta del voto a distanza“, dall’altra le opposizioni e i renziani continuano a sostenere la propria contrarietà al voto da remoto ritenendo a rischio la segretezza e la libertà di voto. Ma nel centrodestra c’è chi apre a questa possibilità, come il forzista Giorgio Mulè.

    Centrodestra contro la stangata giallorossa

    Nel frattempo il centrodestra prosegue la battaglia contro l’ipotesi di reintrodurre l’Imu sulla prima casa, ritenuta una “follia” e una “assurdità“. Paolo Gentiloni ha risposto a un’interrogazione dell’europarlamentare leghista Silvia Sardone, spiegando esattamente ciò che servirebbe al nostro Paese. Citando un documento di lavoro della Commissione sul fisco italiano, il commissario italiano agli Affari economici ha spiegato come le analisi dimostrino che “abolendo l’esenzione dell’Imu sull’abitazione principale (con diversi gradi di progressività) e utilizzando le entrate supplementari per ridurre la tassazione sul lavoro, si fornirebbero maggiori incentivi a lavorare, determinando ripercussioni positive sulla crescita economica“.

    Tornare all’Imu dei tempi Monti eliminando l’esenzione per la casa principale? Il centrodestra dice no e in maniera compatta chiede al membro del Partito democratico, ovvero del secondo partito di maggioranza, di smentire le indiscrezioni circolate nelle ultime ore. Franco Dal Mas, senatore di Forza Italia, ribadisce che gli italiani hanno bisogno di certezze e non di dichiarazioni contraddittorie. Effettivamente circa un mese fa il ministro De Micheli, in occasione di un convegno di Confedilizia, aveva affermato che “non ci sono intenzioni di aumenti delle imposte, stiamo cercando di lavorare esattamente sul fronte opposto“. Ma a distanza di poche settimane Gentiloni ha aperto alla reintroduzione della tassazione sulla prima casa. “Altro che resilienza, qui è in ballo la nostra resistenza“, ha commentato il senatore azzurro.

    Sulla stessa scia la posizione di Giorgia Meloni: “Invece di aiutare gli italiani in ginocchio, tentano ancora una volta di mettergli le mani nelle tasche“. La leader di Fratelli d’Italia ha annunciato battaglia promettendo che non permetterà quanto paventato: “La prima casa è un bene sacro, non tassabile e non pignorabile“. Dalla Lega chiedono chiarezza e nessun giro di parole o mezzi termini: “Smentisca questa assurdità che rappresenterebbe l’ennesima stangata per gli italiani“. “La patrimoniale sugli immobili è una follia che ricade su milioni di famiglie che sono già in grandissima difficoltà. Invece di introdurre altre tasse, si lavori per difendere gli interessi del nostro Paese e per sostenere la nostra economia“, tuonano i capigruppo di Camera e Senato del Carroccio, Riccardo Molinari e Massimiliano Romeo.

    Come se non bastasse, il governo giallorosso non ha fatto alcun passo indietro sulla moratoria per le cartelle esattoriali scaduta lo scorso 15 ottobre. È ripartita l’idrovora del Fisco: ben 9 milioni di cartelle raggiungeranno i contribuenti italiani, di cui 1,6 milioni nel Lazio, 1,1 milioni in Campania e 961mila in Lombardia. Ed ecco che si presentano le richieste di pagamento congelate a marzo durante l’emergenza Coronavirus. Una situazione che potrebbe essere davvero rovinosa per famiglie, imprenditori e professionisti. Ecco perché l’avvertimento di Confcommercio Lombardia è preoccupante: “Un durissimo colpo per chi già sta lottando per la sopravvivenza“.



    Fonte originale: Leggi ora la fonte